L'artista sul divano di Freud
 







di Teresa Macrì




MoAA

Macchine celibi ideate per risucchiare lo spettatore oltre la soglia fra apparenza e realtà, gli ambienti «quotidiani» dell'artista argentino appaiono come metafore dell'incertezza del reale. In parallelo alla sua presenza alla Biennale di Venezia nella sezione curata da María de Corral, l'argentino Leandro Erlich ha appena inaugurato una mostra alla giovane e coraggiosa galleria Nogueras y Blanchard di Barcellona (fino al 29 luglio) con una nuova installazione El consultorio de Psicoanalisi, l'ultima sua macchina celibe, ideata per risucchiare lo spettatore oltre una soglia che intreccia apparenza e realtà. Come è suo uso, d'altronde. Erlich, che è nato nel `74 a Buenos Aires e attualmente vive a Parigi dopo un soggiorno negli Usa, appartiene alla generazione formatasi nell'Argentina post-dittatura militare, una generazione che ha iniziato a elaborare lo svuotamento ideologico nazionale attraverso unribaltamento dello «stereotipo» culturale con cui le drammatiche vicende politiche del paese sono state ripercorse sul piano estetico. Come Jorge Macchi (rappresentante del padiglione argentino alla Biennale di Venezia con l'installazione The Ascensión), la rinegoziazione con il passato e con una memoria incancellabile viene reinquadrata attraverso l'analisi e la critica del presente. «Così lontano così vicino alla realtà», sembra essere l'assioma dell'artista che infatti ama lavorare con spazi e oggetti cari alla sua infanzia ma ne svuota il contenuto e la funzione abituale per edificare meccanismi di cattura che attivano nuove relazioni tra il sé e il mondo. Azzerando la piatta separazione che solitamente persiste tra visione e fruizione, Erlich impone una interazione tra spettatore e opera che diventa così partecipata o, se si preferisce, relazionale. Come appunto nel suo Consultorio de psicoanalisi dove, non senza quel filo impercettibile di ironia che lo connota, l'artistatrasforma l'architettura della galleria dividendone lo spazio in due metà di identica misura separate da una enorme lastra di vetro. Da un lato, Erlich ricostruisce nei minimi dettagli lo studio di uno psicoanalista con il divano, una scrivania, una libreria e vari oggetti fra cui una fotografia di Freud alla parete, mentre l'altra metà consiste in un cubo nero, il cui soffitto è saturato da luci al neon. Nel momento in cui lo spettatore entra nella sala buia, la sua immagine speculare si replica all'interno del consultorio creando una scena illusoria. Il consultorio funziona così come un set teatrale con la partecipazione attiva dello spettatore che lo anima nel momento in cui entra, a piedi nudi, e sceglie di sedersi sul divano o su una sedia o di muoversi all'interno del suo perimetro. Come nelle altre sue installazioni/macchine decostruzioniste - La pileta, Lluvia, El Living, Vecinos: piscine, ascensori, pioggia o salotti disabilitati dalla loro aspettativa funzionale e trasformatiin trappole sintestetiche sorprendenti - Erlich crea ambienti che nascono dall'osservazione del mondo quotidiano e che sconfinano dal loro ordine di senso originario per essere ricollocati in una metafora che sottende lo stato di incertezza del reale. Come in una ellissi concettuale, l'ordito che lega questa situazione alla instabilità diffusa nella prostrata Argentina, non è così distante.


 






2005-06-14


   
 

 

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