Corpi rinchiusi nel labirinto del potere
 







di Elena del Drago




Francesco Vezzoli

L'«arte attivista» alla mostra «Esperienze dell'arte» nel Padiglione Italia della Biennale Un cast stellare Grandi nomi per dissacrare la sessualità messa sotto controllo nella video-installazione «Trailer for the remake of Gore Vidal's Caligola» di Francesco Vezzoli. Tra le opere dei tanti maestri che affollano le sale decisamente museali di questo Padiglione Italia firmato Maria de Corral - da Francis Bacon a Antoni Tapies, da Thomas Schütte a Jenny Holzer, da Thomas Ruff a Dan Graham - sono soprattutto quelle degli artisti under 40 a suscitare l'entusiasmo dei pochi fortunati - addetti ai lavori, collezionisti, direttori dei musei - invitati prima dei comuni mortali a fare quell'Esperienza dell'arte che il titolo di questa mostra suggerisce. Si procede infatti per sale eleganti ed impeccabili come da copione, puntellate però da alcuni lavori di artisti meno storicizzati di grande interesse. Come quello deltedesco Matthias Weischer, nato nel 1973, che presenta piccoli quadri di estrema originalità. Sono soprattutto interni, senza porte e finestre, fortemente claustrofobici, figurativi senza alcuna tentazione d'astrazione, i soggetti di Weischer, capaci di rappresentare attraverso l'utilizzo di un colore o la presenza di un dettaglio, la materializzazione della vita interiore di esseri umani presenti solo come apparizioni. Oppure La finestra sul cortile rivisitata dal trentenne argentino Leandro Erlich, che permette di affacciarsi per osservare, nei tanti microschermi, come scorre la vita quotidiana nei diversi appartamenti: c'è chi tenta di addormentare i bambini e chi prepara la tavola per la cena, chi prova dei vestiti e chi vuole divertirsi disperatamente in un party home made.
Ma è soprattutto l'ultimo video di Francesco Vezzoli, Trailer for the remake of Gore Vidal's Caligola, ad essere interrotto più volte da applausi e risate durante i cinque minuti che lo compongono.L'artista, classe 1971, torna su un tema, il controllo della sessualità come strumento tradizionale di potere, che aveva già affrontato nel pasoliniano Comizi di non amore in mostra sempre a Venezia presso la Fondazione Giorgio Cini. E lo fa esercitando un sarcasmo critico di portata sorprendente. Il montaggio veloce e spettacolare, in puro stile hollywoodiano, ci presenta un cast stellare - Benicio del Toro, Courtyney Love, Adriana Asti, Milla Jovovich tra gli altri - e ci avverte che «oltre la sensualità, c'è la sessualità, oltre la sessualità la perversione, oltre la perversione Caligola».
Caligola dunque come icona degenerata del potere assoluto, che presentata attraverso il pensiero di Vidal, intellettuale bandito dai grandi networks americani, compresa la Cnn, diventa ancora più attuale. Come l'effige di papa Benedetto XVI, che si sovrappone con lentezza magistrale a quella dell'imperatore romano in un sesterzio commemorativo a chiusura del lavoro. «Non sono certo unaGuerrilla Girl - ci ha spiegato l'artista - ma ci sono momenti storici in cui anche l'istinto politico più quieto si risveglia. Le dichiarazioni di papa Ratzinger, come quelle dell'onorevole Buttiglione dovrebbero far sussultare chiunque».
Una presa di posizione netta nell'ambito di una Biennale che fa registrare a più livelli, senza la pedanteria didascalica di alcune omologhe kermesse, una concentrazione su temi come il controllo della sessualità tout court e del corpo femminile in particolare, che l'arroganza colpevole della nostra classe politica rendono di urgente attualità. E' uno sguardo sull'universo in rosa, per esempio, quello della sudafricana Candice Breitz, che per la sua video-installazione utilizza i volti e le parole di attrici celeberrime come Diane Keaton, Julia Roberts, Susan Sarandon, per la consueta operazione di riciclaggio che questa volta ci permette di soffermarci su alcuni aspetti dell'esperienza femminile: l'usuale capacità di Breitz di utilizzare lapotenza mediatica di icone planetarie, riuscendo però ad indirizzarne il messaggio, è particolarmente stringente in questo lavoro dedicato alla maternità e alle diverse fasi della coppia.
Donne disperate e portatrici di traumi lontani eppure incancellabili quelle di Marlene Dumas, che nella sequenza di olii su tela che compongono la sua sala, racconta attraverso visi e corpi appena accennati, frammenti di un passato che è impossibile lasciarsi alle spalle. Eppoi Tania Bruguera con una delle installazioni più riuscite, che ha trovato in India un nuovo stimolo alla riflessione sulle imposizioni politiche e sulla colonizzazione culturale, temi sui quali lavora da tempo. Poetic Justice è un cunicolo interamente ricoperto di bustine di tè: «Ecco un prodotto, una tradizione dell'India, portato in Inghilterra dai conquistatori e reinterpretato come cosa loro, e poi tornato in India con una connotazione tra l'altro di forestiero e raffinato», spiega l'artista. Quindi Rachel Whitheread, cheapre con forza il percorso espositivo. È un calco di un vano scala ad imporsi infatti al centro della prima sala. Untitled (domestic) è composto da una rampa che sale vertiginosa per terminare in un blocco compatto che sovrasta lo spettatore e lo minaccia. Come sempre è un elemento architettonico ad essere solidificato, isolato, capovolto, comunque trasferito in un'altra situazione a raccontare qualcosa della nostra vita domestica. Prima erano sedie, porte, intere stanze, ma è probabilmente attraverso il lavoro sulle scale che le sculture di Whiteread hanno raggiunto la più pura capacità destabilizzante.
Ancora femminile il monito che accoglie a grandi lettere il visitatore sulla facciata del padiglione, frasi proposte da Barbara Kruger veterana dell'arte attivista, quest'anno Leone d'oro alla carriera, che ha scelto di raccontare con i tre colori della nostra bandiera il credo della contemporaneità made in Usa già esportato in gran parte del mondo. Due parole su cui edificarel'intera struttura, «Soldi e Potere», eppoi una frase che nella sua comica superbia ricorda le celebri esternazioni di George W. Bush: «God is on my side. He told me so». Da tradurre in un inquietante: «Dio è dalla mia parte, me lo ha detto lui».

 


 






2005-06-14


   
 

 

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