DALL’ESPRESSIONISMO ALLA NUOVA OGGETTIVITÀ. Avanguardie in Germania
Aspetti dell’Espressionismo tedesco e dell’affermazione di un nuovo Realismo
 






Parma, Palazzo del Governatore
Dal10 Novembre 2018 - 24 Febbraio 2019
Lorand Hegyi




Il termine Espressionismo fu considerato nei primi due decenni del XX secolo come sinonimo delle avanguardie del primo modernismo; gli intellettuali dell’epoca intesero le diverse manifestazioni della nuova arte espressionista, letteratura, musica, architettura e teatro, come l’incarnazione di un atteggiamento creativo universale, ideologicamente influenzato, o un cambiamento drammatico e fondamentale nei sistemi di valori estetici ed etici che avevano influenzato un’intera generazione dal punto di vista filosofico, estetico e morale. Nonostante tutto questo, sembra difficile persino oggi dare una definizione che sia soddisfacente, completa, onnicomprensiva e coerente dell’intero fenomeno. Era la nuova consapevolezza verso la vita che si manifestava nelle varie tendenze, nel lavoro creativo di vari gruppi di artisti e associazioni o nei circoli attorno a varie riviste d’avanguardia. “Le difficoltà nel definire l’Espressionismo nelle artivisive risiedono soprattutto nel fatto che difficilmente è possibile fissare precisamente le sue categorie formali: esiste innanzitutto come consapevolezza verso la vita, come armonizzazione dell’essere umano con certe situazioni mentali, non come un problema formale per la conquista della nuova immagine pittorica”.
La gente parlava di una nuova consapevolezza nei confronti della vita, dell’assolutizzazione dell’immediatezza, di una visione del mondo esteticamente modellata che proclama e difende una nuova spiritualità contro la vita quotidiana materialistica e frammentata. Questo credo quasi messianico nella vittoria della spiritualità, che si concentra sul fondamentale e sull’essenziale dell’uomo, riempie di pathos la retorica di teorici, critici, galleristi, editori di riviste e artisti di diverse tendenze espressioniste, così come era appassionatamente manifestato nel paradigmatico, epocale libro di Wassily Kandinsky Lo Spirituale nell’Arte: “Per chiudere, vorrei osservare che,a mio avviso, ci stiamo avvicinando sempre più all’epoca della composizione consapevole, razionale. Presto il pittore sarà orgoglioso di spiegare che le sue opere sono costruite (a differenza degli impressionisti, che erano orgogliosi di non saper spiegare nulla). Già ora siamo vicini al tempo della creazione che ha uno scopo. Lo spirito nella pittura, infine, ha un rapporto diretto con la costruzione, già avviata, del nuovo regno spirituale. Perché questo spirito è l’anima dell’epoca della grande spiritualità”.
(…) La giustapposizione dell’Impressionismo, che dà solo impressioni frammentarie e accidentali del mondo materiale esteriore, superficiale, non essenziale, con l’Espressionismo, che trasmette la realtà interiore, il mondo spirituale, la sostanziale totalità dell’esistenza o l’essenzialità della vita, può essere costantemente osservato nei numerosi documenti e scritti degli anni burrascosi in cui emerse. “L’Impressionismo è una disciplina del silenzio, l’Espressionismo è unanorma dell’esperienza, dell’azione, così completo della visione del mondo... significa un cambio di tempo, il suo reale contrappunto dello stesso valore è il Naturalismo” scrive Friedrich Markus Huebner nel 1920.
(…) Nella prima fase dell’Espressionismo, in particolare nell’attività artistica del gruppo di artisti “Die Brücke”, fondato a Dresda nel 1905, divenne evidente soprattutto l’immediatezza, la “mediazione inalterata” dell’esperienza della natura, l’emotività e la spontaneità o il rifiuto dei precedenti metodi accademici di rappresentazione, che i giovani artisti trovavano troppo rigidi, estranei alla vita, errati e formalistici. Quando adorano l’arte dei popoli primitivi, l’arte africana o l’arte del Medioevo, la coscienza dell’astrazione o la teoria della spinta all’astrazione non giocano alcun ruolo nella loro percezione euforica; molto più gioca l’ammirazione del potere delle forme semplici, il riconoscimento del potere dei colori forti, l’approccio gioioso alleformazioni primitive esotiche, enigmatiche e simboliche.
L’enfasi sull’esperienza e sull’azione, cioè la relazione diretta con la vita e la natura, è al centro della visione del mondo espressionista, specialmente nel periodo del primo Espressionismo, quando il termine non era ancora usato nel contesto delle belle arti. Da un lato lo spirituale, l’essenziale si confrontano con la materia, il casuale, il frammentario, dall’altro lato la vita reale, l’esperienza elementare e immediata, il sentimento non adulterato si confrontano con i vecchi metodi creativi, artificiali, formalistici e limitati. Questo desiderio di radicale auto-liberazione dai limiti delle vecchie forme d’arte e teorie, tradizioni e regolamenti formali, forma le aspirazioni creative del primo Espressionismo, con l’esperienza, l’immediatezza e l’assolutizzazione culturale dell’essere elementare - e spesso primitivo, esotico - posto al centro del nuovo atteggiamento verso la vita. Come sottolinea Leopold Reidemeister:“L’arte di ‘Brücke’ non è causata dall’intelletto e dalle teorie, ma dalla vita. Il nuovo dipinto è l’espressione di modi di vivere... Il primitivismo nella pittura corrisponde all’urgenza della vita primitiva, alla scoperta dell’arte nera e di quella nelle isole del Pacifico grazie a Kirchner. È un’unità inseparabile: è dipinta come è vissuta e vissuta come è dipinta”.
(…) La spontaneità, il primitivo, l’arte dei popoli primitivi, l’immediatezza e l’intensità dell’esperienza o il rifiuto delle forme tradizionali di bellezza artificiale, portano gli artisti del primo Espressionismo a rivalutare le cosiddette culture primitive. “L’interesse del primitivo e l’interesse per una vita più vicina alla natura, non così alienata e iper-civilizzata come quella europea, conduce presto allo scontro con l’arte di queste “popolazioni primitive”. Questo porta gli artisti, in particolare Kirchner, a visitare il museo etnografico di Dresda, dove si è dedicato a disegnare la scultura africana, masoprattutto le decorazioni delle travi delle abitazioni dell’isola di Palau, in Oceania. Questo tipo di rappresentazione semplificata, ma estremamente espressiva, genera entusiasmo nell’artista...”.
Nel suo libro leggendario, Lo Spirituale nell’Arte, che è diventato la Bibbia dell’Espressionismo spirituale trascendentale, l’artista più importante, teorico e fondatore del gruppo di artisti Il Cavaliere Azzurro, è Wassily Kandinsky. Egli scrive sul rapporto degli espressionisti con i primitivi e sottolinea ancora una volta il significato essenziale dei “valori interiori” in relazione ai fenomeni “esterni”, materiali: “C’è però, necessariamente, un’altra somiglianza tra le forme artistiche. La somiglianza delle aspirazioni interiori e degli ideali (che un tempo erano stati raggiunti e poi vennero dimenticati), la somiglianza cioè fra i climi culturali di due epoche può portare alla ripresa di forme che erano già state utilizzate in passato per esprimere le stesse tensioni. È nata così,per certi aspetti, la nostra simpatia e la nostra capacità di comprensione per i primitivi, che sentivamo così vicini. Come noi, questi artisti puri miravano all’essenziale e rinunciavano ai particolari esteriori”.
Kandinsky spiega la “affinità interiore con i primitivi” con il fatto che essi - come li chiama: “questi puri artisti” - trasmettono “l’essenziale interiore” nella loro arte. Questa affermazione implica da un lato il rifiuto di forme d’arte impressionistiche, realistiche, naturalistiche che esibiscono la “casualità esterna” del mondo materiale, e dall’altro si riferisce alle fonti spirituali dell’arte, alla “necessità interiore” che si manifesta in valori e qualità spirituali. Secondo Kandinsky, sono “qualità innate che l’ispirazione porta a esiti geniali. In questo senso va intesa anche la possibilità, profetizzata da Goethe, di un basso continuo in pittura. Di una simile grammatica pittorica si può solo avere un presentimento, e se riusciremo a realizzarla si baserà nontanto su leggi fisiche, quanto sulle leggi della necessità interiore, che sono certamente psichiche”.

Estratto dal catalogo della mostra Gruppo Spaggiari Parma






2018-11-30


   
 

 

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