Il Velo di Iside
 











Fiorella Franchini nel suo nuovo romanzo storico di successo “Il velo di Iside” ci porta nuovamente con sé nel suo mondo storico antichissimo, concreto, fantastico e reale, di volta in volta, di momento in momento. Ci conduce nel nostro passato: sembra ci dica: Non ricordi? La studiosa ha compiuto molte ricerche per poter ricostruire quei luoghi e la loro antica storia e ringrazia gli autori storici che ha consultato.
Si, era proprio così il nostro passato: i luoghi possiamo ancora ritrovarli partendo dalla Piazza San Domenico Maggiore dove si concentrarono gli Alessandrini,  un nucleo culturale che si infoltì ai tempi di Nerone, proveniente dall’Egitto, come vediamo nella presenza della statua rappresentante il fiume  Nilo, e nelle vicinanze il tempio della dea egiziana Iside, il cui culto era popolarissimo nell’antico Egitto,   i cui resti (ci viene suggerito anche in “Napoli Magica” da Vittorio Del Tufo)potrebbero ancora ritrovarsi nei meandri sotterranei di quei luoghi.  Attorno  al tempio sorgevano certamente giardini come possiamo immaginare quando andiamo a Ercolano, a Pompei, a Roma nei giardini della casa di Livia, dove in affreschi luminosi possiamo immaginare i giardini del tempio di Iside descritti dalla scrittrice. In quei luoghi, come narrano alcuni storici che si occupano di esoterismo, poiché Iside veniva considerata la dea della natura e della magia, ma anche della fertilità, si stanziò il folto gruppo di fedeli  che ritroviamo nei personaggi: Cassia Livilla, ingenua fanciulla appena divenuta sacerdotessa,  Noor la madre di Livilla bellissima matrona presuntuosa, e il padre Gaio Cassio, superficiale nell’amore paterno che costringono la figlia a vivere reclusa nel Tempio. Ed altri personaggi, tutti indispensabili al romanzo. Ma soprattutto vi troviamo il deciso navarco, il capitano navale Valerio Pollio Isidoro, che incontra la fanciulla per caso; idue subito si innamorano; ma il navarco, impegnato nei suoi doveri sul mare, con la sua flotta, è costretto a dover abbandonare la sua amata, non privo di speranza: Potrà mai ritrovarla? Ma non si illude.  Certamente l’autrice, attenta studiosa, nelle sue ricerche, per introdurci alla realtà dei luoghi, avrà consultato Bartolomeo Capasso, che nelle sue affascinanti ricostruzioni dei luoghi, ha trasferito a Benedetto Croce alcune ipotesi, oggi raccolte  anche in “Napoli magica”.
La scrittrice ricostruisce tutto intorno il paesaggio, che ci sembra di riconoscere in alcuni scorci, come lo avevamo intuito ammirati in “Korallion”, un precedente romanzo storico della Franchini. Il paesaggio ci appartiene, ma è in gran parte nascosto, noi lo abbiamo trascurato nei secoli e quando siamo in quei luoghi guardandoci attorno proviamo, percependone le tracce che gli studiosi ci suggeriscono, una struggente nostalgia. Ci sentiamo anche colpevoli. La scrittrice attenta ricercatrice cistimola  a ricordare poiché in questa città straordinaria, dietro ogni angolo c’è un ricordo da approfondire.
 E il linguaggio? Meno male che noi siamo stati costretti, tra le medie ed il liceo, a studiare la lingua latina. Tanti sono i vocaboli essenziali, che la scrittrice utilizza e ci rimanda, che possiamo ricordare rapidamente .
Riconosciamo perciò il linguaggio, il significato delle cose, lo stato d’animo delle persone. Ci mescoliamo a loro nelle domus, andiamo al Tempio, seguiamo le processioni, offriamo elemosine alle schiave; invidiamo gli abiti maschili, essenziali e virili e le velate tuniche delle donne, di cui si ricopre anche la Dea Iside, i profumi delicati e preziosi.
 Questi luoghi dicevo, non ci sono estranei e, come scenario del romanzo, ci sembra di riscoprirli, con l’aiuto che ci offre l’autrice che ci ripropone quel tempo, ce lo rende contemporaneo, come l’amore che è sempre intensamente medesimo. I due protagonisti, la giovanettasacerdotessa che scoprirà una congiura contro l’Imperatore Vespasiano ed il giovane navarco che, nelle vicinanze del porto a pochi passi dal tempio, si incontrano per caso, si conoscono appena e si innamorano.
Ma il senso del dovere  di lui e la giovanile imprudenza di lei li allontanano poi bruscamente. Il navarco Valerio Pollio Isidoro è costretto a partire con la sua nave e i suoi uomini dal golfo di Miseno e passando dinanzi al Tempio che sorge sulle sponde del mare, prega da lontano la Dea che gli faccia ritrovare la sua perduta fanciulla, che proprio nei meandri del tempio di Puteoli è tenuta prigioniera per la sua giovanile imprudenza, non accettabile dai superiori della sacerdotessa. Come finirà il romanzo?
Maria Carla Tartarone






2018-08-25


   
 

 

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