Da De Nittis a Gemito
 






mostra a Palazzo Zevallos Stigliano
Maria Carla Tartarone




A Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, è stata inaugurata una nuova mostra a cura degli storici dell’Arte Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca e del responsabile delle attività culturali di Intesa San Paolo Michele Coppola.
Entrando al pianoterra, dopo aver depositato gli oggetti estranei al Museo, si può procedere sulla destra e si possono vedere i primi quadri in mostra, quelli di Antonio Mancini che frequentando lo studio di De Nittis a Parigi, potè conoscere molti pittori francesi che lo frequentavano e quegli artisti napoletani che avevano rapporti più antichi con gli artisti francesi, soprattutto dopo le esposizioni universali del 1855 e del 1867 e che, stimolati dai progressi della fotografia, diffusero la nuova corrente pittorica dell’impressionismo.
Giuseppe De Nittis, nato a Barletta nel 1846, trasferito a Napoli che amò moltissimo, cui trasmise la sua cultura artistica attraverso i suoiseguaci, visse a lungo a Parigi, sempre rimanendo in contatto con la sua Napoli; morì a Parigi giovanissimo, nel 1884.
Dal primo ventennio dell’Ottocento si era affermata in Europa la fotografia che anche a Napoli era progredita sulle acquisizioni di Daguerre e di Niepce, prima in gara fra loro, poi associati dal 1828. Alla gara partecipò anche Talbot che nel 1832 giunse alla scoperta del “calotipo” e Bayard che nel 1839 (considerato l’anno di nascita della fotografia in Europa) riuscì a realizzare immagini su carta conosciute a Parigi come “dessin photogène”, tappe di un percorso che condizionò soprattutto i pittori di paesaggio come Monet, che vollero riprodurre la natura come appariva nelle immagini confuse e imprecise dei primi fotografi, che intendevano afferrare e fermare il movimento.
Nel 1874, siamo avanti nella produzione impressionista e il quadro di Monet “Boulevard des Capucines” di cui fu scritto che mai il movimento degli alberi, mai “la fuggevolezza,l’inafferrabilità, l’istantaneità del movimento sono stati colti nel loro incredibile flusso…”(Scharf). Per non parlare delle opere di Degas che amava rappresentare il movimento, colto in fotografia da Muybridge, in particolare, nella serie del cavallo al trotto (1878).
In pittura v’era il colore a predominare, che nella fotografia cominciò ad apparire con le “stampe policrome” di Vidal e di altri,  solo dopo il 1870.
A Napoli città in cui molto s’era lavorato per il progresso fotografico, tra le prime pubblicazioni che riguardavano la fotografia, fu l’ ”Album scientifico, artistico, letterario” edito da Borel e Bompard nel 1845, che pose nell’elenco degli artisti fotografi Michele Albanese, Carlo La Barbera, il Marchese fotografo Antonino Maresca di Serracapriola, l’Adolphe di Parigi con studio in via Chiaia. Troviamo ancora numerosi altri nomi di rilievo con studi anche in altre luoghi d’Italia come Alphonse Bernoud con studio a Firenze, a Livorno e a Napoli nella VillaComunale. Essi studiavano i macchinari così che nel 1871 Alessandro Betocchi in l’ ”Ufficio di Statistica Napoletano” individuava 49 Stabilimenti Fotografici: ormai la fotografia è pienamente affermata ed i pittori, affascinati dalle sue immagini ancora imprecise e confuse, hanno creato, con la nuova visibilità, la corrente dell’impressionismo.
Dopo le esposizione universali, del 1855 e del 1867, che avevano introdotto la nuova tecnica pittorica, il noto fotografo Nadar a Parigi nel suo studio, espose nel 1874 una mostra dedicata alla nuova corrente con numerose opere di Francesco Netti e Giuseppe De Nittis, che non solo aveva promosso i nuovi progressi tecnici inducendo a una nuova corrente pittorica, che esplicitava un nuovo sentire e ne era divenuto il maestro, ma aveva trasmesso ai numerosi artisti napoletani in contatto con lui, lo stimolo ad avvalorare con nuove creazioni, la contemporaneità, acquisendo una nuova maniera.
Riferendomi alla mostra di questi giornil’esposizione riproduce cronologicamente la produzione di numerosi pittori napoletani, ma anche la scultura, nel suo più famoso autore Vincenzo Gemito.
Il primo tra i pittori in mostra è, al piano terra, Antonio Mancini, romano, che nella frequentazione dello studio parigino di Giuseppe De Nittis, in cui ospiti frequenti erano Degas, de Goncourt, Desboutin, Daubigny, volle cogliere nelle sue opere, nonostante l’ambiente raffinato, gli elementi popolari.
Seguono un gran numero, di artisti già noti che non si possono trascurare, Giuseppe Palizzi, con cinque opere, oli su tela, composti negli anni 1866-1880 esposti nelle sale del primo piano, interamente dedicato alla mostra attuale, straordinaria. Tra le pitture sono mescolati esemplari di scultura famosi, in bronzo, terracotta o legno, di Vincenzo Gemito, unico nella sua maniera.
Tra le opere pittoriche troviamo anche esemplari di Giuseppe Palizzi che riprendono la Foresta di Fontainebleau, il mercato dei cavalli, di MicheleCammarano, di Domenico Morelli con “bagno pompeiano, Gioacchino Toma con le educande al coro e interessanti soggetti, e in primis, il promotore della pittura impressionista napoletana, Giuseppe De Nittis con trenta oli su tavola e su tela, di piccole o grandi dimensioni, ispirati agli scorci parigini ma anche alle falde del Vesuvio e alle sue eruzioni, dipinti perlopiù negli anni settanta dell’Ottocento, in mostra sempre alternati alle opere di Gemito.
Più spinte nel Novecento seguono le opere di Edoardo Tofano, alcune opere di Federico Rossano, di Francesco Lord Mancini, Francesco Paolo Michetti ispirati agli spettacoli della natura. Infine De Chirico e i più giovani che percorsero con quelle ispirazioni i primi decenni del Novecento come Eduardo Dalbono, Antonino Leto, Alceste Campriani, Giuseppe De Sanctis, Carlo Brancaccio, Vincenzo Migliaro, Ulisse Caputo con numerosi oli, fino ad Antonio Mancini che giunse agli anni trenta del Novecento, come Giuseppe De Sanctis e CarloBrancaccio, componendo perlopiù oli su tela, ma anche tempere ed acquerelli di grande dimensione, tutti attraenti.
E c’è dappertutto lo scultore Vincenzo Gemito, con quattordici opere, che già abbiamo avuto occasione di vedere in numerose mostre, come di recente in San Domenico Maggiore a Napoli. Gemito non cessa di stupire per la sua espressività nelle carni delicate e dinamiche dei fanciulli, ritratti precisi e attenti. Le sue opere sono state installate lungo le vetrate in modo che si possano vedere da un piano all’altro, amiche spontanee nella loro trasparente napoletanità.
Maria Carla Tartarone






2018-01-10


   
 

 

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