Pablo Picasso al Museo di Capodimonte
 







Maria Carla Tartarone




Non mi è parso difficile andare nella Reggia di Capodimonte per vedere Picasso. Basta fermarsi ad aspettare il pullman che arriva nelle ore stabilite alle fermate d’autobus stabilite e si arriva in tempo conveniente proprio nel bellissimo parco quasi all’ingresso delle sale. All’interno lungo il percorso di una sala dietro l’altra, oltre alla meraviglia per le già note opere d’arte esposte nei secoli dal Settecento, riconosco altri oggetti, lasciati in ricordo da vari espositori, come un lampadario di Ontani. Arrivata al gruppo di sale organizzate per Picasso trovo le varie opere del suo tempo giovane, disegni dalle linee essenziali, ma anche cubiste, parola coniata da Matisse nel 1908 riferendosi a Braque che lavorava in compagnia costante con Picasso. I due pittori avrebbero partecipato assieme, nel 1909, alla mostra del Salon des Indpendents che diede ufficialità alla corrente cubista. Cézanne nel 1904 aveva detto: ” Tutte le formedella natura si lasciano ricondurre al cilindro alla sfera e al cono, con questi elementi semplici potremo fare tutto ciò che vogliamo. Con la funzione rappresentativa del corrispondente cromatismo”. E Picasso riguardo al colore scrisse:“Il colore gioca un ruolo in quanto serve alla rappresentazione dei volumi”. Nei contatti continui che questi pittori avevano, prima a Barcellona e poi a Parigi, Picasso vide a casa di Matisse “Le tre bagnanti” di Cézanne e realizzò “Le Demoiselles d’Avignon” tra il 1906 e il 1907. Fu proprio in questo periodo che Braque e Picasso si conobbero e dopo un periodo di riflessione Braque realizzò, nel 1908, “Il Grande Nudo”.
In quegli anni a Parigi si diffondeva l’arte polinesiana e africana che fece dire al critico Max Jacob che così era nato il cubismo. Nel 1911 vi fu un’altra mostra per i cubisti ma Picasso e Braque non vi parteciparono, preferivano frequentare la Galleria di Ambroise Vollard o esporre nel proprio Studio. Il cubismo ebbe moltevariazioni nel tempo: troviamo il cubismo analitico, il cubismo orfico, il cubismo sintetico. A partire dal 1912 i quadri divennero nuovamente leggibili: Braque, Picasso, Gris e Léger procedevano da immagini astratte composte fino a ricreare la figura. Nello stesso periodo fu ideata la tecnica del papier collé costituente il fondamento di tutte le tecniche di collage, fino al ready made. Il primo a realizzare papier collé fu Braque. Picasso nel 1912 gli scrisse: “ Sto usando le tue recentissime tecniche con sabbia e carta e penso di realizzare una chitarra “. Così fu, ma egli usò anche il legno. Molti ne scrissero: A. Gleises, Jean Metzinger, Apollinaire, sia per approvare che per criticare.
Con la Prima Guerra Mondiale molti contatti si ruppero, Braque fu ferito gravemente e perse i contatti con Picasso, Léger smise di occuparsi di cubismo a cui il mondo dell’arte continuava ad essere molto interessato. L’atelier di Picasso era continuamente visitato anche dai futuristi GinoSeverini, Umberto Boccioni e Carlo Carrà. Ed influenzava non solo il Futurismo italiano ma anche il Raggismo e il Suprematismo russi, L’orfismo e il purismo francesi, Il Blaue Reiter tedesco, il De Stijl olandese ed infine il movimento internazionale dadaista, il costruttivismo, insomma tutta l’arte d’avanguardia.
Infine giungo alla Grande Tela, il Sipario di 17 metri di base e 10 metri di altezza, “Parade” dipinto con colori a tempera nel 1917 ed esposto a Capodimonte nella Sala da Ballo dei Borbone. L’opera è solitamente esposta a Parigi nel Centre George Pompidou da cui è uscita di rado. “Parade” è un’opera giovanile compiuta nel rapporto amicale con altri illustri personaggi alcuni dei quali lavoravano al sipario per l’allestimento della sceneggiatura del balletto e possono intravedersi nell’immagine dei fotografi moscoviti Lachmann scattata nel 1917 poco dopo il ritorno a Parigi dal viaggio compiuto in Italia con Jean Cocteau alla ricerca del Rinascimento, ma non solo, di tuttal’arte antica giungendo fino a Pompei. per quanto fosse assai difficile quel periodo per l’Italia in piena guerra. Erano anni che Picasso interpretava anche personaggi particolari come il veneziano Arlecchino e Pulcinella che introdurrà anche nello Scenario di Parade, come introdurrà i ruderi fin dagli inizi del lavoro riprodotto nell’immagine fotografica in bianco e nero di Lachmann di lui con gli aiutanti.
Il viaggio in Italia era fondamentale per gli artisti del tempo che cercavano un “ritorno all’ordine”, partendo dalla classicità i cui capolavori ispirarono il gruppo di artisti. Erano giunti con Picasso prima a Roma, amici come Sergej Djaghilev, impresario dei Balletti Russi, tramite cui conobbe il poeta svizzero Gilbert Clavel. Si era parlato molto a Parigi tra gli amici, non solo pittori e scultori, ma anche letterati e musicisti, dei Balletti Russi dell’impresario Diaghilev con cui lavorava il ballerini russo Léonice Massine (che Picasso ritrasse in un Arlecchino) con testidi Cocteau e al ritorno dal viaggio gli artisti cominciarono il lavoro in gruppo: Diaghilev aveva dato a Picasso l’incarico di progettare la scenografia e i costumi, a Jean Coctea di redigere il libretto. La definitiva conclusione è a Capodimonte per pochi giorni ancora.
Maria Carla Tartarone

 

 

 






2017-07-01


   
 

 

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