|
|
|
La politica dei grandi eventi sembra ispirare gli organizzatori istituzionali senza tregua: che si tratti di sport, di spettacolo, di attrazioni eterogenee o di cos’altro ancora, la voglia di organizzare manifestazioni in qualche modo memorabili appare come una tentazione invincibile per chi è preposto a guidare la macchina pubblica dell’entertainment. E non importa poi se di quello che si è messo in campo non resta nulla (vedi le passerelle di Christo) o se alla fine i bilanci delle iniziative poste in essere risultano fortemente deficitari (vedi vari eventi sportivi e spettacolari e persino l’Expo milanese). Insomma l’imperativo è creare un evento ricordevole, costi quel che costi. L’inganno più palese sta nel fatto che quasi sempre (ovvero sempre) queste kermesse sono veicolate come episodi d’indiscussa cultura e conseguentemente in gradodi impinguare le casse delle amministrazioni locali e sviluppare il turismo. Ora occorre dire che quasi mai questo è vero, specie per quel che attiene il dato della cultura. In effetti, non può bastare un momento di richiamo spettacolare per cambiare lo stato dell’arte, il che significa far nascere nel breve volgere di qualche ora un sentimento di passione civile, correttezza istituzionale, di autentica solidarietà umana e così via. Vale a dire tutte quelle peculiarità connesse appunto alla cultura. Com’è possibile che possa bastare una “ospitata” di una grande griffe della moda per cambiare radicalmente l’andazzo corrente resta francamente un azzardo: al di là dei disagi che questo comporta per il grosso della cittadinanza che si deve arrangiare con la viabilità modificata , con strade chiuse al traffico o rese inaccessibili (in aggiunta agli impicci ordinari che non sono certamente ne miniminé secondari). La verità è che la cultura, quella vera, rimane ovviamente assente e anzi è spesso oltraggiata visto che una volta conclusi gli eventi in parola molte “locations” risultano più danneggiate che migliorate. Una politica di valorizzazione del patrimonio ambientale e monumentale sarebbe ovviamente auspicabile ma non chiudendo evidentemente le piazze o destinandole a gazebo vari per momenti mangerecci e di svago occasionale. Troppe volte ci siamo sentiti ripetere che i beni culturali rappresentano il petrolio per il nostro paese, e che la beneamata Italia ospita la maggior parte di ciò che è stato realizzato in termini di creatività artistico-culturale nel corso dei secoli. O ancora che la città di Napoli possiede il più grande centro storico d’Europa che guarda caso, però è anche quello tenuto diciamo meno bene e che si pensa di valorizzare episodicamente “vietandolo” alla fruizione cittadinaper destinarlo magari ad una sfilata di moda. La considerazione più amara risiede forse nel dover ammettere che sulla spinta di una cultura posticcia che pretende di compiersi nel rubricarsi “on line” possa davvero realizzarsi un incremento della consapevolezza culturale in grado di fornire risultati durevoli ed esaltanti, ignorando naturalmente che la cultura vera non è il capriccio di un momento ma una conquista che può compiersi solo in maniera strategica, con un impegno costante, verificando e revisionando per così dire “orazianamente” , cioè passo dopo passo, i frutti lungo un cammino affascinante ma nello stesso tempo anche impervio e faticoso. Antonio Filippetti
|
|
2016-08-30
|