Il Papa e Groucho Marx
 











Non sembri un paragone irriverente o azzardato quello di accostare Papa Bergoglio o più direttamente la visita del Pontefice a Napoli, al film notoriamente considerato come  il capolavoro dei fratelli Marx, vale a dire “La guerra lampo dei fratelli  Marx” (in originale “Duck soup”). Il raffronto nasce dagli innumerevoli impegni assunti dal papa in un arco di tempo di nemmeno dieci ore e dalle aspettative  riposte  dal popolo napoletano per la risoluzione dei tanti problemi che la visita stessa ha toccato sia pure così rapidamente. Il film di Groucho Marx racconta di un conflitto che si svolge tutto nello spazio di una giornata. Dalla  dichiarazione di guerra allo svolgimento della campagna bellica  fino all’armistizio e all’epilogo finale con la festa  organizzata per  la ritrovata pace. Tutto dalla mattina alla sera, nel senso che al calar della notte ogni problema risulta   felicemente risolto.
L’attesa del Papa èstata spasmodica, vissuta con grandissimo fervore mediatico soprattutto perché ci si aspettava e ci si aspetta che grazie al pontefice qualcosa cambi, ovviamente in meglio, nella nostra  malandata città, con la risoluzione di  mali antichi e pericolosi, come la criminalità  e la corruzione, la mancanza di lavoro e il bisogno di  eguaglianza sociale.  Può un papa riuscire a fare tutto questo in un lasso di tempo così breve?. Naturalmente la questione è di carattere allegorico  e non reale nel senso che  il valore della presenza  è simbolico ed   esemplare, vale come sprone e incoraggiamento, forse anche come una salutare sferzata per invertire un senso di marcia, e così via. Ma non è mai  né giusto né conveniente ignorare  la realtà e la storia. Altre volte, con altri papi, è avvenuto qualcosa del genere. Si ricorda l’invito a non arrendersi mai alla malavita lanciato da Wojtyla e l’esortazione più volte sollecitata a nonlasciarsi togliere la speranza. Ecco: proprio la speranza è un tema ricorrente e d’inevitabile presa, poiché non  esiste condizione umana, anche la più tragica e disillusa, scevra da un sia  pur minimo barlume di speranza. L’ha detto quasi due secoli fa Giacomo Leopardi in uno straordinario pensiero.  Sappiamo però anche dall’esperienza come sono andate le cose e come la speranza, pur essendo come detto  un sentimento legittimo e insostituibile, non basti a rimettere in carreggiata per così dire una storia civile o un’intera società  gravemente ammalata. E sarebbe poi grandemente auspicabile il non dover  affidare tutto ad una “entità” esterna, sia pure di così alto lignaggio che, guarda caso, non è riuscita ancora a trovare la quadra malgrado una predicazione pluri millenaria.
Né va sottovalutato un altro dato. I problemi vanno affrontati in maniera razionale e organica, giorno per giorno; affidarsi a un prodigio per risolvere i propri mali èpericoloso e forse anche “blasfemo” poiché i miracoli  sono una estrema ratio per chi non ha più nulla da chiedere o da mettere in campo. L’incoraggiamento a non mollare è sacrosanto, l’auspicio di un cambiamento è credibile, l’attesa di una rinascita è possibile, ma abbandonarsi soltanto a questo può essere dannoso: poiché sappiamo  anche che domani non sarà “un altro giorno”, ma viceversa tornerà tutto come prima, visto che è già accaduto altre  (troppe) volte. E volesse il cielo (il papa) che finalmente tutto procedesse per altre vie! Ecco allora che torna alla mente il film di Groucho Marx che è poi, al di là del lato comico, una straordinaria, indimenticabile satira  antimilitarista  o meglio della stupidità con cui gli uomini si combattono  spesso per motivi futili ed egoistici  a discapito sempre  dei più deboli (tra l’altro il film dei fratelli Marx uscì ben sei anni prima del “Il grande dittatore” di Chaplin). E’ chiaro che bisogna agiree anche in fretta, ma la retorica delle occasioni solenni non  porta ahimè da nessuna parte  e serve solo a illudere, o  al massimo  ad accendere per qualche istante un’ennesima  speranza che sarà  poi puntualmente disattesa.
Antonio Filippetti






2015-04-01


   
 

 

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