Il Forum dei desideri
 











Non v’è alcun dubbio che l’organizzazione della cultura è un impegno difficile; a Napoli più che altrovee pertantonon fa eccezione né meraviglia quanto sta accadendo per il Forum Universale delle Culture. Da diverse parti si avanzano critiche e si alimentano polemichee chi ha il compito istituzionale di mandare avanti la barca ha, tra le altre cose, anchel’incombenza/dovere di spiegare e anchegiustificarsi. E così che il commissario Daniele Pittèriè intervenuto sulla questioneper difenderel’operato della sua struttura.
Ora occorre dire per onestà intellettualeche il commissario in esamesi è trovato alla guida di un’organizzazione tra le più incidentate degli ultimi tempi è che ha vissuto un autentico calvario con nomine, rimozioni, dimissioni , rinunce, ecc. come mai  forse era accaduto in precedenza e come mai ci saremmo aspettati, anche se, a più riprese e  in tempi non sospetti, ebbi l’opportunità di segnalare incomprensibili discrepanze,incongruenze,  ritardi: in pratica tutto quello  che poi ha concorso a inficiare il buon esito del tanto atteso avvenimento.
Pittèri ha rivendicato il cammino fatto, pur tra molte difficoltàed evidenziato alcuni risultati conseguiti. Sulle difficoltà, “nulla questio”, ma sui risultati raggiunti sorge obiettivamente più di una perplessità.
Che cosa abbia fatto finora il Forum resta in verità un mistero. Basta chiedere a un qualsiasi “campione” rappresentativocosa sia  appunto  il Forum e cosa stia facendo, per avere una triste conferma: nessuno vi sa rispondere, come ha potuto verificare il sottoscritto che pur opera nel settore della comunicazione (e “dintorni”) da più di trent’anni. Il Forumè al momento – ma non resta molto tempo per  operare ancora – un “illustre sconosciuto”. I risultati sono invero assai scarsi. Ci viene detto cheha coinvolto  fin qui sessantamila persone. E allora,giusto per avere il senso delle proporzioni,  convienericordare che  tale cifra rappresenta quello che un museo come il Louvre vede transitare nelle sue sale nell’arco di tre o quattro giorni, ricavando per di più un introito di oltre un milione di euro. Nel caso nostro, viceversa sono stati stanziati e spesi diversi quattrinie verosimilmente ci sarebbe da attendersi una ricaduta  adeguata. Avverrà tutto questo a fine corsa? Naturalmente lo auspichiamo ma non pare di essere sulla strada giusta.  La verità è che non è tanto un problema di critica, la cui legittimità come è stato ribadito  è naturalmente sacrosanta, quanto una questione di realtà oggettiva che non può essere opinabile in quanto tale, cioè realtà. E questa dice di unepisodio tutto sommato fallimentare, l’ennesima occasione sprecata malgrado  premesse e promesse.  E questo è il destino ormai immarcescibile non solo di Napoli ma dell’intero paese che si “trastulla”  con giocattoli vari  senza costruire mai  nulla. Ma per chi amadavvero Partenope  e la cultura ogni affronto di questo tipo è una ferita insanabile.
Antonio Filippetti






2014-11-01


   
 

 

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