CORCOS
I sogni della Belle Epoque
 






PADOVA - PALAZZO ZABARELLA
DAL 6 SETTEMBRE AL 14 DICEMBRE 2014




V. Corcos
Ritratto di donna elegante, 1887

Corcos e il “primato” del ritratto tra Otto e Novecento 

Belli i belli occhi strani della bellezza ancora
D’un fiore che disfiora e non avrà domani.
Guido Gozzano, Le due strade (da La via del rifugio)

Dopo un lungo periodo di oblio, la grande mostra allestita a villa Fabbricotti a Livorno, quando per un solo mese, l’agosto 1965, furono radunati da tutta Italia ben novanta dipinti e quindici disegni, riportava l’attenzione sulla figura di Corcos, riconsegnandone la biografia, affidata al ricordo della prediletta figlia Memmi, e le opere, ma anche la produzione letteraria, all’interesse degli studiosi e del collezionismo. La svolta decisiva si deve pero all’accurata e criticamente aggiornata ricognizione sia delle fonti sia del catalogo avviata da Ilaria Taddei, a partire dal 1991, e infine approdata in una nuova rassegna, ancora a Livorno a villa Mimbelli, dove in un’”atmosfera ricercata e seducente” e con un allestimento che aveva “saputo esaltare l’estetismo decadente di molti dipinti” gli veniva restituito un ruolo di protagonista nei rapporti privilegiati con la scena artistica parigina e i raffinati circuiti letterari italiani di fine secolo tra Carducci, Pascoli e D’Annunzio. Si trattava di un vero ribaltamento di prospettiva rispetto alle riserve espresse da Dario Durbe, curatore dell’esposizione del 1965, convinto che il “sicuro linguaggio “ elaborato da Corcos a Parigi, confrontandosi con Boldini e De Nittis, e poi “vivacemente innestato nel clima e nell’ambiente italiani”, gli avesse assicurato “un suo posto, per quanto modesto, nel quadro della diffusione internazionale dei modi dell’Impressionismo”. Sin dalla scelta dell’immagine da riprodurre in copertina, dove compare un ritratto en plein air del 1915, lo smagliante Memmi in giardino, veniva dato maggior rilievo ai piccoli studi di paesaggio e ai bozzetti dove meglio sembrava risaltare una vocazione più sperimentale e “impressionista” rispetto alla produzione del “ritrattista alla moda”, vista come “espressione” convenzionale “del gusto e delle preferenze di tutto un ambiente sociale del periodo umbertino e dannunziano”.
Ma e proprio in questo genere, cui aveva affidato una straordinaria affermazione professionale, che Corcos ha raggiunto un livello tale, per la qualità e l’originalità dei risultati, da assicurargli un indiscusso primato in ambito nazionale e renderlo in grado di confrontarsi, su uno scenario cosmopolita, con i massimi specialisti come Sargent e Boldini. Nell’Itali

v. corcos
Lune de Miel, 1885
V. Corcos
Strada di Parigi, 1882
V. Corcos
Paolina Clelia Silvia Biondi, 1909
collezione privata






2014-10-01


   
 

 

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