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Roma, Napoli e Londra, quante differenze |
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Antonio Filippetti
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Ha fatto molto discutere la “querelle” che ha contrapposto alcune città italiane, in particolare Roma e Napoli, a Londra in merito al grado di rispettiva pericolosità per i turisti stranieri, tanto è vero che il sindaco romano Ignazio Marino e l’assessore alla cultura partenopeo Nino Daniele sono stati costretti a intervenire per prendere le difese delle rispettive città. Ora occorre dire che è d’obbligo per chi occupa un ruolo istituzionale fare sentire la propria voce a tutela del proprio “territorio”, anche quando, come in questo caso, è francamente indifendibile. Sarebbe stato meglio cioè lasciar perdere se non altro per evitare di fare la figura di quei provinciali che vogliono a tutti i costi affermare la propria supremazia nei confronti degli altri. E forse non è nemmeno il caso di prendersela poi tanto tenuto conto che nessun raffronto è, ahimè, possibile in questo momento tra l’Urbe e Partenope da una parte e lacapitale inglese dall’altra. Le differenze (e le distanze) sono talmente tante da rendere superfluo qualsiasi confronto. L’osservazione che si potrebbe fare ha una valenza per così dire psicologica o forse addirittura antropologica, nel senso che ogni volta che si tocca un nervo scoperto scatta una reazione eccessiva, decisamente fuori luogo. Il che ci fa continuare a vivere poi in uno stato di soddisfatta acquiescenza mentre sarebbe molto più utile darsi da fare in ben altra direzione. Ad esempio continuiamo a esaltarci a Napoli per avere la stazione metropolitana più bella del mondo ma non facciamo poi gran che per rendere quella stessa metropolitana efficiente. Mentre a Londra, tanto per tornare sull’argomento, specie nelle ore di punta, si registra una corsa ogni minuto (nelle tredici linee che compongono l’assetto complessivo) da noi può capitare anche (esperienza personale) di trovare chiusa una stazione senza ricevere nemmeno uno straccio di spiegazione. Così come nonsi riesce a capire come mai un museo resti chiuso senza preavviso (vedi Cappella di Sansevero) mentre a Londra i musei sono aperti sempre e sono gratuiti il che permette di fare registrare, per fornire ancora un dato, ai soli tre musei più visitati della capitale quasi il doppio di presenze di tutti i musei italiani messi insieme. Ha allora senso controbattere? E poi per cosa. Tutte le grandi città sono a rischio, ma a Portobello ci sono almeno le scritte sui muri che sollecitano i visitatori a fare “attenzione ai borseggiatori”. Affermare un principio di superiorità non è corretto. Semmai andrebbe incoraggiato lo spirito di amicizia e solidarietà anche per fini pratici, ricambiando in qualche modo quello che avviene a Harrods dove al centro del famoso complesso si “confezionano” e si servono pizze napoletane con gli addetti che cantano le melodie più famose del golfo. E forse sarebbe anche questo un modo più consono per misurare il grado di vivibilità .E in ultimo anche perriflettere sull’attuale “stato dell’arte”. Sono remoti i tempi in cui uno scrittore come Stendhal dedicava un libro intero a “Roma, Napoli e Firenze” per esaltarne la bellezza e la grazia. La situazione al tempo d’oggi è cambiata radicalmente e siamo costretti a lanciare per così dire ogni volta il pallone in tribuna per tentare di salvare almeno la faccia. Antonio Filippetti.
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2014-08-31
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