Polemiche culturali:dov’è la letteratura meridionale?
 







di Antonio Filippetti




Ha fatto molto discutere e verosimilmente non mancherà di dare ancora la stura ad ulteriori polemiche e valutazioni, la determinazione critica di Franco Cordelli sulla letteratura italiana contemporanea, o per meglio dire la considerazione  secondo la quale a suo giudizio le lettere del nostro presente sono confinate in una specie di palude che ristagna senza scosse e capacità di reazione. Ad esemplificare il suo pensiero  lo scrittore chiama per così dire in causa   settanta autori che  suddivide per categorie.  Per la verità sembra un po’ come  la  realizzazione  di uno schema  elettorale, nel senso che vi sono vari raggruppamenti come appunto  avviene  nella sfera dei partiti politici (contaminatio docet). Ci sono cioè  i senatori, i novisti, il gruppo misto, i moderati, i conservatori,ecc. (mancano i non pervenuti ed i frustrati, quelli che in politica rispondono allo zero virgola). La primaconsiderazione che nasce da tutto questo, ed è in fin dei conti positiva, è che la letteratura faccia ancora discutere, almeno  diremmo come campo a se stante, vale a dire come possibilità di espressione autonoma e civile pur in una società che vive  ormai solo nel presente e che rifugge da ogni dato memoriale. Qui invece c’è da riflettere sulla attività di chi si è dedicato al pensiero e alla creatività  “in itinere vitae”, vale a dire senza bruciare tutto e subito come nei famigerati talk show delle  diverse talevisioni o, peggio, come  nelle “invettive” scagliate  dai tweet della rete.
Ora si potrà (dovrà) discutere  sulle varie scelte e sulle diverse valutazioni critiche. Ma pur senza entrare più dettagliatamente nel merito “filosofico”  del probelma (sono già intervenuti in tanti) , si possono fare almeno  due considerazioni. La prima condivisibile con le posizioni di Cordelli è che la situazione letteraria in Italia in questomomento non gode buona salute. E d’altra parte non si vede come potrebbe essere diversamente, visto il brulicare della produzione “live”, cioe la messa in circolazione  a ciclo continuo  di “prodotti”  proposti a lettori sempre più scarsi  di  numero e smarriti di senso. In una condizione che rassomiglia sempre più  ad un caotico ed incomprensibile Barnun , manca del tutto una via da seguire, ed anche i raggruppamenti indicati da Cordelli appaiono perfino una forzatura, visto che da tempo si è abbandonato qualsiasi metodo critico,  vale a dire la ricerca  di un “teoria della letteratura” in grado di capire e far capire, lasciando viceversa    tutto alle improvvisate e ”magnanime” recensioni di giornali e rotocalchi ( senza considerare le “ospitate” pubblicitarie in televisione).
L’altra osservazione, questa volta mi sento dire  in contrasto con le scelte di Cordelli  e non per spirito di parte, è l’assenza sostanzialenella lista indicata di autori meridionalii. Cordelli ne chiama a raccolta per così dire solo qualcuno : La Capria ad esempio, che non solo per l’età ma per quello che rappresenta dovrebbe restare  ormai fuori dalla mischia essendo  uno dei pochi classici in circolazione. Va bene Valeria Parrella, ma le lacune sono molte. E tanto per dire: ammesso che i premi – come le graduatorie di merito – abbiano ancora un senso, nella cinquina dell’ultimo Premio Strega ci sono tre autori campani; alla fine  significherà qualcosa anche questo? E poi in un dibattito/confronto ci piacerebbe trovare anche i nomi di altri, mettiamo   Antonio  Franchini,  Erri De luca, Giuseppe Montesano, Domenico  Starnone,  Diego De Silva, giusto per citarne qualcuno. E poi mancano del tutto i poeti. Certo non possiamo più mettere in campo una intera generazione, come in passato:  “i figli del sole” sono un lontano ricordo,  ma in una discussione a più ampioraggio, la creatività “mediterranea” può fare ancora  sentire la sua voce, e conseguentemente reclamare la sua presenza. 
Antonio Filippetti






2014-06-30


   
 

 

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