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“nel poeta e nell’artista c’è l’infinito” ( V.Hugo) L’ultimo numero cartaceo di “Arte&Carte” è dedicato in maniera monografica ad un episodio che pone l’arte al centro della vicenda civile e culturale. La mostra “Sulle Sponde del Mediterraneo” (sottotitolo “un mare di pace”) è legata all’evento che la città di Napoli dedica al “ForumUniversale delle Culture” per il 2013 e che ha come motivo conduttore “la memoria del futuro”. E certamente non è un caso che la rivista dedichi un tributo ad un argomento del genere visto che da sempre, nell’intero arco della sua storia ultraventennale, la testata ha indicato nell’esperienza artistica il serbatoio delle energie spendibili per la rinascita e per dare la stura ad un autentico progresso affinchè si realizzi una piena consapevolezza civile in grado di assicurare un ponte per il futuro e le generazioni a venire. Il Mare nostrum L’episodio si incentra sul Mediterraneo.Il “mare nostrum” ha sicuramente una valenza universale. Sulle sue sponde, appunto, si sono formate, scontrate, dissolte tradizioni e culture diverse, si sono accese e smarrite speranze, illusioni, utopie. Malgrado tutto – e forse proprio per questo - il Mediterraneo segna emblematicamente le epoche ovvero lescandisce, rassicura o disperde ed a questo mare occorre far sempre ritorno o riferimento per capire il proprio tempo e le storie del mondo. Attraverso la comunicazione artistica, coi valori non solo geografici che il Mediterraneo sviluppa e rappresenta, un gruppo di artisti di varia estrazione e formazione “si misura” usando proprio il registro della “mediterraneità” come indice di valutazione. Un ampio ventaglio partecipativo consente di valutare i termini della differenza ma anche di un comune sentire giacchè gli artisti chiamati a dar vita a questa mostra hanno vissuto e vivono la “problematica del Mediterraneo” e la loro opera è in tal senso una significativa, preziosa testimonianza. Viene fuori a questo modo una pluralità di voci e sensazioni, un atteggiamento di volta in volta lirico o virile, intenso o tenero, fiducioso o perplesso. Al centro di ogni valutazione e di ciascuna sensibilità la voglia di ritrovare e ritrovarsi, di riflettere su sestessi e sul mondo che ci circonda alla ricerca di una sintesi che è anche progettualità per l’avvenire. Il mare che unisce e divide, accomuna e disperde, diventa allora anche un banco di prova per interrogarsi saggiamente sulle prospettive del futuro. Il ruolo della creatività La creatività come motore di civiltà, come volano indispensabile per preparare anche un avvenire diverso e migliore. Dopo gli anni per così dire dell’amore folle (meglio si direbbe dell’abbuffata) nei confronti della globalizzazione a tutti i costi, si va facendo strada l’indispensabilità del ricorso alla soggettività dell’esperienza creativa, a quell’unicum che proprio perché tale (unico appunto ed insostituibile) è in grado di creare solidarietà e partecipazione, e soprattutto avviare e consolidare un processo di crescita e sviluppo tra gli uomini e le generazioni al di là delle differenze e peculiarità individuali, ma, semmai, proprio grazie ad esse. L’arte che unisce, l’arte che comprende e fa comprendere. E soprattutto l’arte che conserva e memorizza affinchè non vada perduta la matrice delle origini.Ed è questo il punto saliente che ci proietta verso il futuro mentre ci sollecita a conservare e valorizzare quello che è il nostro patrimonio acquisito. E questo direi è il compito dell’arte di tutti i tempi. Uno dei più grandi pensatori di sempre, Giambattista Vico, aveva detto del resto che “la memoria è la premessa indispensabile per il futuro”. La rivista, come segnalato, è impegnata su questo versante da lungo tempo ed è con questo spirito che organizza e sostiene ora anche la mostra “Sulle Sponde del Mediterraneo” nella quale un gruppo di affermati e consapevoli artisti testimonia col proprio lavoro l’assunto di fondo. Ciascuno nel rispetto della propria formazione e vocazione ma tutti uniti nel medesimo obiettivo che è quello che ci ha indicato del resto uno degliscrittori più importanti dell’ultimo secolo, Marcel Proust, il quale ebbe ad affermare testualmente che “noi possiamo ritrovare noi stessi e gli altri, quali fummo nei momenti migliori, consegnarci alla storia e non andare perduti, se riusciamo a rivivere, da artisti, nel pensiero, nella memoria, nella pagina scritta quello che è stato. Ciò che ci salva è l’arte”.Ed è proprio questo aspetto salvifico dell’arte che, pur nel nostro piccolo, intendiamo coltivare, convinti che gli artisti non sono altro (l’aveva già detto Charles Baudelaire) che i “fari” che illuminano per tutti il cammino da percorrere o intraprendere. Ed è questo probabilmente anche uno dei compiti più affascinanti dell’esperienza intellettuale dei prossimi anni. Antonio Filippetti |