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In occasioni come queste del dopo-voto tornano prepotentemente di moda alcune espressioni proverbiali, tipiche della saggezza popolare come “chi è causa del suo mal…”, “è inutile piangere sul latte versato,” “chi di spada ferisce…..”,ecc.Ma più ancora vengono alla ribalta i Soloni di sempre a reclamare la loro indefettibile capacità di decifrare l’accaduto arrischiando perfino osservazioni come “io l’avevo detto”. Dimenticando in questo i flop di tutte le previsioni del giorno prima e anche quelle del “tempo reale”, tenuto conto del fallimento dei sondaggisti e degli “esperti” di exit, instant poll, e cosi via. Insomma adesso tutti analizzano quello che non avevano capito.E fanno pure scommesse sul futuro. Sarebbe molto più prudente e ragionevole invece fare un po’ di silenzio se non altro per intendere davvero questa volta quello che non si è inteso a suo tempo e che pure non era poi così impossibile prevedere. Intantoancora in queste ore nessuno ci dice come mai tutte le “offerte” elettorali non hanno avuto “appeal” per quegli italiani che hanno deciso di disertare le urne e che sono di gran lunga il primo partito, forte di circa dodici milioni di unità.Chi sono costoro? Che vita svolgono? Perchè hanno deciso che “non ne valeva la pena”, e cosa faranno d’ora in poi? Non sarebbe impresa vana cercare di esplorare questo territorio tenuto conto che si tratta sicuramente di gente che vive , soffre o lavora e che numericamente rappresenta un qualcoca che è all’incirca il doppio di un paese come - per fare giusto un esempio – la Finlandia. Ma nessuno sembra aver messo nel conto dei risultati registrati lo straordinario deficit di cultura che ormai avvolge il nostro paese. Se ne era parlato nei programmi elettorali, quali erano i progetti delle singole formazioni? Tutto era e resta vago o misterioso, mentre ora si vanno a disturbare grandi “esperti”per sentirci dire che gli italiani hanno bocciato l’austerità, si sono stancati delle ruberie, si sono pronunciati a favore della legalità, del merito, ecc. Ma era davvero così difficile prevedere una cosa del genere? Questi stessi Soloni che affermano oggi tali ovvietà sono esattamente quelli che ieri pontificavano sul nulla e sul vuoto a destra e a manca e che ancora ora non sembrano rendersi conto che la ventata di rinnovamento richiesta è anche (o proprio) rivolta contro di loro , vale a dire quelli dei “talk show” gridati o fasulli, delle analisi “sociologiche” taroccate,delle parolacce in libertà usate a sproposito o degli “opinionisti” senza pensieri. Se c’è un segnale chiaro nel districato rebus post elettorale esso risiede proprio nel fatto che questo non è più considerato sopportabile.Speculare a questa elementare esigenza civile c’era da capire la “bonaria” credulità di tanti che abboccanoancora alle promesse irrealizzabili e magari si mettono pura in fila all’ufficio postale per ricevere il rimborso dell’Imu.E’ stato detto più volte – ma forse occorre ancora ribadirlo – che un paese senza cultura è destinato a fallire. E’ quello che sta accadendo e che i Soloni che discettano di antipolitica continuano a non capire. Anche nel nostro paese. Specie quando si pensa che tutto possa risolversi con un regolamento di conti o con una lavata di testa in famiglia,salvo continuare imperterriti per la vecchia via di proclami e promesse.La cultura. Ecco: il paese di Dante e Leopardi, di Leonardo e Michelangelo, di Vico e di Croce ha diritto di ribellarsi ben più energicamente di qualsiasi “rivoluzione” elettorale. Antonio Filippetti
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