AD AXUM “LA SANTA”
TRA LE MEMORIE DI SALOMONE E LA REGINA DI SABA
 







di Emilio B E N V E N U T O




Lasciata Adua, dove abbiam visto, con indicibile disgusto, da noi lasciato nell’oblio (per usare un eufemismo) il modesto ricordo dei nostri Caduti nella sfortunata battaglia., percorriamo i 22 chilometri che ci separano da Axum, la città santa dell’Etiopia.

 DI Axum, antica capitale di questo Paese, nel Tigrai, a nord della pianura dell’Hassabo, il famoso Impero fu fondato – si legge nelDictionaire d’Archeologie di Georges Ville (Paris, Larousse, 1972) – da tribù immigratevi dall’Arabia meridionale nel sec. VI a.C. e insediatesi al nord dell’altopiano etiopico. Il suo apogeo si colloca nei ss. III-VI d.C. In questo periodo Axum manteneva rapporti con i Paesi del mondo mediterraneo e in modo speciale con l’Egitto. Cristianizzato nel sec. IV,  cominciò a decadere dal VII e la città cessò d’essere la capitale politica del Paese, mantenendo tuttavia la supremazia religiosa. Una missione archeologica tedesca la studiò nel 1906; scavi italiani vi furono eseguiti tra il 1939 e il 1941. I monumenti più notevoli ricordati dal Ville sono dei troni di pietra, votivi e cerimoniali, e delle stele monolitiche: fra queste le più elaborate sono gli obelischi decorati che potevano raggiungere un’altezza considerevole.

 In mezzo ai due principali obelischi fu collocata una lapide [ che viene oggi rimossa ] che spiega che in quel luogo svettava una stele alta 24 metri, scolpita in modo da somigliare a un edificio a più piani,  e che essa, durante l’occupazione fascista, fu nel 1937  fatta trasferire a Roma, su ordine di Mussolini, dal nostro  Ministero delle Colonie per commemorare il primo anniversario della conquista dell’Etiopia. La stele, monolitica,  tagliata in tre tronconi per agevolarne il  trasporto, fu riassembata e collocata al Circo Massimo e successivamente nel piazzale antistante la sededella FAO. Oggi, nell’anno di grazia 2002, l’Italia democratica, la restituisce al popolo etiopico, avendone curato il restauro e una salda ricollocazione nel Parco delle Stele di Axum e assicurato la ripresa degli scavi archeologici del 1939-41 e la risistemazione dell’intero parco, secondo inappuntabili criteri scientifici ed estetici.

E’ un precedente! Sarà da altri questo nobile gesto iimitato?   Quando altre Potenze, predatrici e ladrone o ricettatrici, restituiranno all’Egitto, alla Grecia, all’italia e alla stessa Etiopia quanto a esse rubato? Per ora sembra che la superba Albione rifiuti la restituzione dei marmi degli Elgin Msrbles alla Grecia e deella ricca biblioteca del Negus Teodoro all’Etiopia Che mai si vuole, si obietta:che Londra e Parigi, Berlino e Leningrado asmobilitno i loro Musei?.

Siamo qui proprio per partecipare alla cerimonia ufficiale della  restituzione di questo obelisco allo Stato etiopico e la gente ci mostra la sua calorosa  gratitudine. Ma ciò non impedisce che il nostro animo si riempia di mestizia nel vedere a terra,  spezzato, un alro obelico, alto ben  m. 33,50, le cui quattro facce riproducono, in rilievo, l’immagine stilizzata d’una facciata di casa a più piani, con le finestre e le travi aggettanti.

 Oggi, della gloriosa storia di Axum rimangono notevoli testimonianze archeologiche e monumentali, delle quali è pieno proprio il Parco delle Stele, che si affaccia sul piazzale che si trova in fondo alla Denver Street. In questo esteso e protetto spiazzo svettano oltre 100 obelischi dalla particolare forma slanciata, di sienite, roccia di colore scuro e di grana grossolana, simile al granito, estratta da una cava distante circa otto chilometri dal centro cerimoniale. La stele più maestosa, che ancora  oggi svetta di fronte all’entrata dell’area archeologica, è stata ricavata da un unico monolito alto m. 23 ed era il monumento funerario dell’Imperatore Ezana (sec. IV).

 Alla sinistra della stele di Ezana giace il più grande obelisco realizzato dall’uomo, di cui parlavamo poco innanzi. Dedicato al Negus Ramhai (sec.III), cadde mentre veniva innalzato e si spezzò in quattro parti. Una leggenda narra però che fu la  Regina israelita Judith ad abbatterlo durante una delle sue tremende scorribande anticristiane. Gli studi effettuati da nostri tecnici e archeologi confermano che il crollo fu dovuto a un cedimento causato dalle scarse fondamenta date all’obelisco in rapporto alla sua altezza.

 Questo splendido esempio di  architettura litica etiopica, alto oltre m.33 e dal peso di 500tonnellate, presenta incisioni sulle quattro facciate. L’edificio raffigurato constava di ben 13 piani!

Non tutte le stele sono interamente  scolpite: alcune furono erette grezze, altre solo parzialmente lavorate, altre ancora con i fianchi lisci. Le più pregevoli sono  quelle scolpite con accurati disegni architettonici raffiguranti edifici  a più piani, quali quelli tipici del dirimpettaio Yemen.      Sempre nel Parco delle Stele, sono visibili – e una visitabile -  tombe sotterranee realizzate anch’esse in pietra.

Nel lato opposto della piazza antistante l’area archeologca, si intravede la facciata posteriore della Chiesa di Maryam Sion, edificio a pianta rettangolare fatto costruire nel 1655 dal Negus Fasilidas sulle rovine di una Chiesa eretta dal Negus Ezana e distrutta dal condottiero musulmano Gragn. La Chiesa, realizzata nello stesso stile dei palazzi imperIali di Gondar, presenta al suo interno pregevoli affreschi; al suo fianco, nel 1965, venne edificata, per volere del Negus Haile Selassie, una seconda Chiesa di Maryam Sion. Vi ascoltiamo i canti, tra il solenne ritmo di tamburi e sistri, d’un magnifico coro di Sacerdoti e Diaconi riccamente paludati.

All’interno del recinto che protegge le due chiese omonime e a ridosso della più antica delle quali v’è una esposizione, oggi, di belle icone e splendidi codici manoscritti dagli stupendi involucri argentei, sorge una Cappella centrale, che, secondo la tradizione, conserva l’Arca dell’Alleanza, trsdlata da Gerusalemme ad Axum dal Negus Menelik I, figlio di Salomone e della Regina Makeda di Saba. L’ingresso alla Cappella è severamente interdetto a chiunque, fatta eccezione per il monaco che ha, fino alla sua morte, il compito di custodire l’Arca, che cela l’urna in cui sono conservate le Tavole  della Legge consegnate da Dio a Mosé sul Sinai.

 Secondo un’altra tradizione, l’Arca vennefatta custodire da Menelik I nel remoto Monastero di Kirkos, che sorge su una penisola della costa orientale del lago Tana, e solo successivamente trasferita ad Axum dal Negus Ezana.

 A destra dell’ingresso al Parco delle Stele, un viottolo ci conduce al Bagno di Makeda: un ampio bacino idrico artificiale, tuttora funzionante, importante riserva d’acqua che viene utilizzata nel mattino e al tramonto dalle donne del circondario, che indossano i classici abiti tradizionali e, ai piedi della scalinata, vi attingono acqua per le loro necessità domestiche.

 Dall’angoloopposto a questa scalinata che scende comodamente a riva, un sentiero sconnesso di circa un chilometro ci conduce alla Tomba del Negus Kaleb. A metà percorso, vediano, all’interno di una casupola fatta di sassi, la pietra,rinvenuta da un contadino nel 1980, che  reca inciso, in sabeo, ge’ez e greco, il compendio delle imprese del Negus Ezana. Raggiunta l’interessante tomba del Negus Kaleb e del fglio Gebre Meshel, scendiano,per la lunga scalinata illuminata lalle nostre pile,  ai sepolcri sottennranei di questi principi. Il complesso funerario, edificato con grosse pietre perfettamente tagliate. levigate e  connesse con estrema perizia, è formato da cunicoli e camere mortuarie. Vi osserviamo piccole figure di elefanti e croci, scolpite con gran cura nella dura roccia del rivestimento.

Nel pomeriggio, visitiamo il Palazzo di Makeda.  Questo importante complesso, sito a circa tre chilometri dalla città, sulla strada per Gondar ,riscoperto nel 1967, fu edificato nel sec. VII. Protetto da mura possenti, racchiude in m2 3.ooo circa 50 stanze, tra cui una pregevole sala del trono.

 Di fronte al palazzo, costruito con pietre a secco, vediamo, nella campagna ben coltivata,  centinaia di  rozze stele non decorate, dette dai locali Stele di Judith. Le contadine, che curiose si affollano intorno a noi, portano. cometestimonianza della propria fede cristiana, tatuato sulle tempia il simbolo della Croce.

 Dedichiamo il resto del pomeriggio alla visita del  Museo Nazionale, che conserva  i reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici degli ultimi 50 anni: monete d’oro, d’argento e di bronzo  axumite ( sia pagane, recanti smboli del Sole e della Luna, che cristiane, recanti  il simbolo della Croce)  orientali e  romane e vestigia di questo antico Impero africano.

 Dopo aver trascorso altre due interessanti giornate ad Axum e nel Tigrai risaliamo sul nostro fedele fuoristrada Toyota  per far ritorno ad Addis Abeba.

 






2011-11-25


   
 

 

© copyright arteecarte 2002 - all rights reserved - Privacy e Cookies