Capire la storia e la cultura
 







di Antonio Filippetti




Viviamo un periodo di  tale confusione  che qualsiasi tentativo di ragionevolezza o di semplice confronto tra idee e posizioni diverse sta diventando, ovvero è diventato, un’ impresa pressoché impossibile. Alla fine si corre il rischio d’essere invischiati  in un “teatrino” rissoso e caotico dove  ciascuno si arroga il diritto di sbraitare gridando tutto e il contrario di tutto  per cui è giocoforza rimanere in silenzio, farsi da parte, attendendo magari tempi migliori.  Il guaio è che mentre impazzano da tutte le parti gli stessi personaggi e le stesse idee (idee?), la situazione generale, se possibile, diventa ancora più fosca, chiusa alla speranza di una possibile rinascita. Ogni giorno ne dobbiamo sentire  per così dire una più della vigilia ed ammettere tristemente  cheal fondo non c’è davvero  mai fine. Non molto tempo fa,un gruppo di  parlamentari del Pdl propose una commissione d’inchiesta sui libri di testo, e l’argomento appare di stretta attualità alla vigilia di un nuovo anno scolastico. Si parlò  ovviamente  di proposta choc (sciocca), di tentativo censorio, di una manovra che tendeva   a porre sotto controllo, ovvero orientare, la formazione e così via. Naturalmente queste critiche erano  fondate e  l’elenco  in questo caso potrebbe sicuramente allungarsi.
Ma forse occorrerà riflettere anche su un aspetto più generale che riguarda  la deriva verso cui simili provvedimenti possono condurre. Il pericolo più grave cioè – od anche la volontà che  una simile manovra sottende o veicola – sta nel fatto che di questo passo si potrà anche arrivare alla scomparsa  dei libri di scuola, o dei libri in generale, scegliendo per  il necessario “indottrinamento”    altrimezzi e altri strumenti come, ad esempio,  la televisione o la rete telematica che tra l’altro possono essere controllati e gestiti in  maniera  oligarchica. L’avvento di una società  distopica, assolutamente tecnocratica, ma soprattutto non pensante, vale a dire priva di libri, nei quali da sempre è racchiuso il sapere dell’umanità,  è un timore che è stato adombrato dalla letteratura e dal cinema. Una società in cui per legge è vietato comprare, leggere e ovviamente scrivere libri è al centro di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury sulla  cui  traccia François Truffaut realizzò uno dei  suoi film più belli e affascinanti. Nella storia raccontata dallo scrittore americano e dal regista francese  si  preconizza una società senza libri, laddove squadre apposite di pompieri hanno il compito di setacciare le città, scovare le residue biblioteche e  bruciarle (a 451 gradi fahrenheit, appunto, la carta prende fuoco).
Poiché, com’è noto,l’arte e la letteratura anticipano i tempi (il film è del 1966, il romanzo apparve per la prima volta addirittura nel 1951), ci vien da pensare che l’odierna proposta tenda ad ulteriori passi, nel senso che alla fine i libri sembreranno non solo  ingombranti e faziosi ma inutili o  dannosi e quindi sarà opportuno vietarli, come accade appunto nella storia appena richiamata. Solo che in quella storia  accade anche  qualcos’altro: avviene cioè che uno dei “famigerati” pompieri, proprio a seguito del suo compito di distruttore, finisce per avvertire il fascino dei libri e soprattutto dei loro contenuti. E benché denunciato dalla propria moglie, appassionata solo di stupidi programmi televisivi (altra stupefacente profezia del libro  e del film), si rifugia nella terra degli “uomini-libri” (che sono poi anche gli “uomini liberi”) laddove ciascuno manda a memoria un testo per tramandarlo ai posteri e per far sì che la cultura non muoia ma possa essere accolta dallefuture generazioni per tutto ciò che essa ha da dire e da insegnare. Chissà se i promotori della commissione d’inchiesta sui libri di testo avranno mai sentito parlare di Bradbury o avranno visto il film di Truffaut: non lo sappiamo ovviamente ma non sarebbe male consigliare loro una capatina in biblioteca o in cineteca per schiarirsi le idee.






2011-08-30


   
 

 

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