I L D E G R A D O D E I N O S T R I T E S O R I .
S A L V A R L I S I P U O ’ !
 







di Emilio B E N V E N U T O




Distrutto da un sisma il centro storico dell’Aquila, minacciato da crolli il Colosseo, dissestate Pompei e Cerveteri, sempre più in degrado la greca Agrigento, crolli di cattedrali e castelli, centri storici  cittadini trasformati in insiemi di ritrovi notturni, scavi, restauri e conservazione non più curati, succedersi di titolari, nell’ultimo ventennio, del dicastero dei beni culturali di cui soli titoli – ad attestarne la competenza – è la passione per il cinema e la vanità mal riposta di scrittorelli o poetucoli, musei,  biblioteche e archivi chiusi per carenza di personale, divieti di spesa per la salvaguardia del nostro ricchissimo patrimonio culturale: son queste notizie che quotidianamente ci giungono e ci amareggiano.
Ci amareggiano soprattutto perché, vivendo da oltre tre lustri, ormai, in Paesi stranieri, Etiopia e Albania, vediamo altri, non versanti certo in migliori condizioni economiche, far sacrifici notevoli pur di salvaguardare, a beneficio dei posteri, i loro patrimoni culturali, indubbiamente più modesti del nostro.
Ma quel che più ci addolora è che di queste ferali notizie ce ne giungono anche dalla nostra amata provincia natale.
Il territorio di Arpi è stato lasciato in possesso di “tombaroli” predatori e insolenti. E’, forse, l’antichissimo e famoso capoluogo della Daunia, consacrato da Virgilio alla memoria di Diomede, ormai irrecuperabile e, se sì, chi del’incuria è colpevole?
Cosa è avvenuto di Grotta Paglicci,
Passo di Corvo e Coppa Nevigata, della Tomba della Medusa, dei castelli di Lucera e Fiorentino? Quotidiani, periodici e televisioni locali non ce li dicono tutti in pericolo?
Non procedono con forze a singhiozzo i lavori di restauro del Duomo di Foggia?
Non è forse stata data notizia che la Chiesa di S. Francesco, a monte S. Angelo, minaccia crolli. al punto di costringere i FF.MM. Conventuali ad abbandonare – Dio non voglia – la custodia di quel primo tempio francescano nella regione pugliese?
Dobbiamo davvero veder sgretolarsi, con occhio indifferente, il patrimonio archeologico, monumentale e artistico della provincia di Foggia?
Le tristi notizie si accumulano sul nostro scrittoio, qui a Korça,  giorno dopo giorno, e avvertiamo e condividiamo tutta la mestizia di chi si premura di farcele pervenire.
Forse è proprio vero che  solo  quando perdiamo ciò che si ha che allora ne apprezziamo il valore
Esplode quindi la rabbia contro coloro che avrebbero il sacro dovere di tutelare i tesori del nostro Paese e restano invece indifferenti alla loro perdita.  
I nostri beni culturali costituiscono oggi un patrimonio ad alto rischio.
I calcinacci dell’Aquila dopo il sisma che ha colpito gli Abruzzi  stanno a testimoniare l’urgenza del recupero e della conservazione di migliaia di opere d’arte e nel contempo hanno riproposto drammaticamente l’ormai annoso problema della salvaguardia del nostro patrimonio monumentale che conta
95.ooo chiese, 40.ooo fra rocche e castelli, migliaia e migliaia di aree archeologiche.
Quotidianamente nuove stigmate vengono inferte a questo impareggiabile patrimonio e inestimabili tesori dell’arte occidentale vanno perduti.
Agli attoniti visitatori stranieri non restano visibili che i segni di irrimediabili danni. Sismi, intemperie, incuria demoliscono antiche strutture, minacciando la statica di interi complessi monumentali.
Faraoniche e tanto velleitarie quanto inutili opere pubbliche, ignobili “cavalieri d’industria” e “palazzinari”, invece d’occupar celle di prigioni di Stato, occupano aree archeologiche che d’esso Stato sono patrimonio. In nome d’un neo-liberismo, produttore dei maggiori mali che l’Europa abbia mai sofferto, politicastri ed economisti di mezza tacca propongono come unico rimedio a tanti danni la  selvaggia svendita di questi beni dello Stato a privati.
La vocazione di autorità e cittadini dovrebbe esser quella di fungere da gelosi custodi del grande “Museo d’Italia. Una cosa è certa: c’è un dovere comunitario di custodia.
V’è chi omette d’osservarlo. Siano allora stampa e televisione, se davvero costituiscono – come suol dirsi – un quarto potere, a denunciare – a gran voce - fatti ed omissioni: i tesori d’Italia salvarli si può; qualcuno sarà infine costretto a muoversi e provvedere, magari facendo tintinnare manette.    
Non lo faranno? . . . E allora di omissioni saranno esse moralmente responsabili econdannate da un giudice supremo: la STORIA!
 
               






2011-08-04


   
 

 

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