Nuova politica: considerazioni a margine
 







di Antonio Filippetti




Un detto di antica saggezza ammonisce che “la gratitudine è il sentimento del giorno prima”; ne abbiamo avuto conferma ancora una volta, dopo cioè i risultati delle elezioni amministrative così come , in maniera diremmo  speculare, si conferma anche la consuetudine secondo la quale  quando il vento cambia tutti cercano di sistemarsi in un posto più comodo e confortevole, ovvero si affrettano a salire sulla scialuppa che verosimilmente  è in grado di assicurare un approdo più certo e “conveniente”.
A cose fatte  tutti  sono pronti a trovare giustificazioni, ma soprattutto molti paladini di lungo corso prendono le distanze per così dire dal timoniere  e si inventano coerenza e correttezza di comportamenti fino a ieri sconosciuti. Del resto è noto che quella dei voltagabbana è una tipologia assai diffusa nel nostro paese, al di là delle casacche od anche  delle latitudini. Nondeve allora fare sensazione leggere e sentire di varie (e variopinte) prese di distanza; persino il governatore  della regione Campania Caldoro  ha parlato di esaurimento della spinta propulsiva del Presidente del Consiglio  ignorando che solo l’anno scorso,  senza “il di lui appoggio” , probabilmente non sarebbe riuscito ad assicurarsi  la guida del governo regionale. E che dire poi  delle tante poltrone occupate  da valvassori e valvassini imbarcati a suo tempo sul carro del vincitore?
Memoria corta, si dirà, ma la preoccupazione è di ritrovarsi, una volta cambiato il naviglio, con la ciurma di sempre e con gli imbonitori di vecchia data ( i palesi o occulti “spin doctor” capaci di fallire  ad ogni piè sospinto ma mai intenzionati a ritirarsi a vita privata). Appare tuttavia   opportuno non solo ricordare ma porre chiaramente in evidenza pure altri dati  che nell’euforia del successo sembrano  oscurati del tutto e cheviceversa possono giocare un ruolo decisivo per le sorti future della città. Si dimentica ad esempio di sottolineare con vigore che  in molti casi  quasi una metà degli elettori (un vero record) non è andata a votare. Il che significa che esiste ormai una quota maggioritaria di cittadini   che non ne vuole più sapere, ovvero che si dimostra indifferente, svogliata, per nulla attratta dalla competizione  e che appare insensibile finanche al richiamo dell’antipolitica  ( a seconda dei casi tanto osannata o vilipesa) e se ne sta – per ora almeno – in disparte,  volutamente priva di voce. Quali possono essere gli esisti di tale atteggiamento non è dato sapere , ma un signore che se ne intendeva come Charles Montesquieu ebbe a dire che “l’apatia del cittadino in una democrazia è ben più pericolosa della tirannia di un principe in una oligarchia”.
La storia, come sappiamo, è fatta di tanti eventi e occasioni : ci sono momenti in cui è opportuno ed anzigiusto “scassare” tutto, ma contestualmente bisogna pure ammettere che non si può poi vivere scassando e soprattutto vivere da  “scassati” (anche se molti nostri concittadini, da Nord a Sud,  potrebbero in questo periodo far valere diversi esempi in proposito). Occorre necessariamente  “porre mano alla casa”. Ecco: la casa Italia ha bisogno di essere ricostruita, in tempi presumibilmente brevi e non solo a parole. E’ senz’altro doveroso continuare a  nutrire speranze, alimentare sogni e fiducia ma è altrettanto necessario essere  operativi e soprattutto vigili perché anche dopo il caos di un bivacco si ritrovi almeno  la strada ordinata e maestra della normalità.






2011-06-30


   
 

 

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