CARLO DUCA DI DURAZZO D‘ALBANIA
E L‘AVVENTO DELLA DINASTIA APULO–ALBANESE DEI DURAZZESCHI NEL REGNO DI NAPOLI
 







di Emilio BENVENUTO




Resosi padrone nel 1271 di Valona e di Durazzo, Carlo I d’Angiò elevò a Regno i suoi domini d’Albania e il 21 febbraio  1272, in un solenne privilegio, dichiarò di accettare l’elezione a Re d’Albania per sé e per i suoi eredi e di accogliere sotto la sua protezione Conti e Baroni, Militi, borghesi e Università albanesi, promettendo di conservarne gli antichi privilegi. E’ questo il primo Regno d’Albania, che si estendeva tra i monti
Acroceràuni al golfo del Drin e dalla baia di Valona ad  Aléssio, però con confini poco definiti verso la regione montuosa dell’interno; in complesso comprendeva quasi tutta l’odierna Albania centrale e meridionale. Capitale ne era Durazzo. Nel 1274 un violento terremoto sconquassa la città; poi gli Albanesi dell’interno la assalgono, ma ne sono respinti; ribellioni scoppiano nel Regno; l’Imperatore bizantino Paleologo e i Serbi ne tentano a più riprese la conquista, i pirati dalmati vi bfanno frequenti incursioni. Carlo I tien fronte a tutti questi nemici; spinge le sue truppe albanesi, provenzali e pugliesi nell’interno dei Balcani, assedia nel 1280 Belgrado e dirige varie spedizioni contro i pirati. Ma le condizioni dell’Albania non migliorano. L’ultimo Vicario di Carlo I nel Regno d’Albania, Rosso de Sully, conquista anche Bérat, ma è poi fatto prigioniero dai Bizantini nel 1292.
Dell’Albania, così, gli Angioini perdono una gran parte: quel che loro resta non si chiama più Regno e viene denominato Gran Dominio Feudale della  Corona di Napoli, che si riduce quasi esclusivamente a Durazzo. Carlo II d’Angiò ne investe il figlio Filippo di Taranto e dai Principi di Taranto Durazzo venne posseduta ininterrottamente fino al 1337, anno in cui la città fu ceduta all’altro ramo dei Conti di Gravina, in cambio del Principato di Acàia, restando però sotto l’alta signoria dei Re di Napoli, Così il ramo di Giovanni d’Angiò prese anche il titolo ducale di Durazzo, donde la denominazione di Durazzeschi, mantenuta fino alla sua estinzione [ cioè fino alla morte della Regina Giovanna II ].
Giovanna I d’Angiò, tredicesima della serie dei sovrani di Napoli e quarta degli Angioini, passò, nel 1363, a terze nozze con Giacomo di Aragona, Infante di Majorca, ma esse non durarono a lungo, perché questi morì in guerra, al servizio del padre e la Regina rimase in lunga vedovanza, durante la quale ebbe a reprimere e castigare con la confisca di immensi feudi la ribellione di Francesco del Balzo, il molto potente Duca di Andria. Finalmente, sebbene avesse 46 anni, in quei tempi età molto avanzata per una donna,  sposò in quarte  nozze il Principe Ottone, cadetto della Casa di Brunswick, a condizione che egli non assumesse il titolo di Re.
Queste nozze dispiacquero a Carlo, potente Duca di Durazzo, cui Giovanna, per provvedere alla sua successione, aveva dato in moglie Margherita, figliadi sua sorella Maria e del Duca Carlo di Durazzo ‘senior’, decapitato in Aversa  pel regicidio di Andrea d’Ungheria, dopo avere impetrato la necessaria dispensa pontificia, essendo essi sposi cugini. Quantunque Giovanna non fosse più in età da poter generare figli, pure era da temere il suo nuovo marito, il quale, se si fosse impadronito del Regno e delle sue fortezze con gente tedesca, si sarebbe poi dovuto scacciare con una guerra dall’esito incerto..
Contemporaneamente, il Duca d’Andria, già da Giovanna bandito, indusse Urbano Pp. VI da Prignano (1378-89) a chiamare il detto Carlo di Durazzo a occupare il Regno, indicandogliene la facilità. Urbano lo fece volentieri. Ma Carlo sulle prime dimostrò ripugnanza, per non divenire ingrato alla Regina, sua benefattrice, la quale, venutane  a conoscenza, seppe incitare i Cardinali a procedere all’elezione di un nuovo Papa. Fu in conseguenza eletto in sua vece Clemente VII. Da qui ebbe principio il  famoso “Grande Scisma d’Occidente”, poiché vi furono partigiani sia di Urbano che di Clemente. Il partito di Urbano prevalse a Roma, per cui Clemente andò a risiedere ad Avignone.  Si ebbe poi Clemente per Antipapa, quantunque avesse avuto a lui favorevoli vari regnanti, popoli e persone ragguardevoli. Non deve però confondersi questo Antipapa con Clemente Pp. VII de’ Medici (+ 1534), eletto nel 1523, riconosciuto da tutta la Chiesa Cattolica.    
Urbano Pp. VI ripeté l’invito a Carlo di Durazzo, per mezzo dello stesso Duca d’Andria, e Carlo si determinò finalmente all’impresa. Allora l’Antipapa Clemente venne a Napoli, magnificamente accolto dalla Regina e dai Magnati. Ma, poiché vi era forte il partito di Urbano, accadde nel 1380 un tumulto, che produsse saccheggi e molte stragi e quindi severi castighi dei rivoltosi, reclutati fra ladroni e masnadieri.
Urbano aveva già scomunicato Giovanna, privandola del Regno e proibendo ai sudditi di obbedirle.  Carlo si recò a Roma nel 1381,  ricevé da Urbano l’investitura del Regno e fu dichiarato e incoronato Re di Napoli. Vicendevolmente, Carlo diede l’investitura del Principato di Capua e di molte altre Terre, tra cui Lucera, a tale Butillo, nipote del Pontefice. Intanto Giovanna, convinta che le era impossibile il difendersi con le sole sue forze, specialmente perché vi erano tra i suoi sudditi molti partigiani del Papa e di Carlo, stimò opportuno chiedere aiuto al Re Carlo V di Francia, adottando il Duca Luigi d’Angiò, promettendo di farlo suo  erede, e ne stipulò lo strumento il 29 giugno 1380.  D’altra parte Clemente confermò l’investitura del Regno “a Giovanna, durante la di lei vita, e a Luigi in perpetuo”.
Venne Carlo dalla Capitanata con le sue genti armate, unite a quelle del Papa, a Napoli, ove entrò senza incontrarvi resistenza, perché la Regina non ebbe l’aiuto di Luigi, il quale dovette sospendere la partenza a causa della morte del Re Carlo V di Francia. Si attaccò poibattaglia tra Carlo e il Principe Ottone, quando questi venne da Aversa a soccorrere il Castel Nuovo, dov’era assediata la Regina. Ottone fu sconfitto e rimase prigioniero. La Regina si arrese. Carlo si recò nel Castello a visitarla e la trattò, con ogni gentilezza, da Regina. Le domandò soltanto di farlo erede dei suoi Stati dopo la di lei morte. Finse Giovanna di acconsentirvi e dissimulò allora la su avversione. Si riserbò solo di parlarne coi Baroni provenzali che erano venuti con le loro galere in suo soccorso. Recatisi costoro da lei, essa, cordialmente sempre più sdegnata contro Carlo, li invitò a mai riconoscerlo per loro signore, anche se avessero visto un qualche suo scritto che lo avesse designato erede, e a obbedire sempre al Duca d’Angiò come legittimo successore in tutti i suoi Stati.
Partitesene i Provenzali, Carlo, scorgendo la Regina sempre meno arrendevole, cominciò a trattarla da prigioniera, Dopo varie astiose restrizioni, la mandò nel castello lucano di Muro ed egli rimase a regnare in Napoli, bene accettato, temuto e rispettato da tutti. Consultò allora il Re d’Ungheria sul destino di Giovanna e gli fu risposto che le fosse data la stessa morte che aveva avuto il di lei marito Andrea d’Ungheria. Così fu fatto nel 1382: Carlo la fece strangolare. A ciò tanto più Carlo si affrettò, dacché si sparse la voce che Luigi d’Angiò faceva grandi preparativi per venirla a liberare.
Carlo di Durazzo, così definitivamente stabilitosi sul trono quale quattordicesimo della serie dei sovrani del Regno di Napoli, affrontò  con decisione i pericoli che su lui incombevano. Luigi d’Angiò aveva preparato in Francia notevoli forze contro di lui. Il Papa lo minacciava per l’inadempimento della promessa del Principato di Capua e di altri Stati a suo nipote Butillo. Molti Baroni  parteggiavano per Luigi. Giacomo del Balzo, figlio del defunto Duca d’Andria e Principe di Taranto, avendo sposato la vedova Agnese, sorella della Regina Margherita, gli era venuto in sospetto per i diritti al trono, uguali ai suoi, che poteva vantare e una possibile protezione da parte del Papa. Costernato da tali pericoli, fece incarcerare la Duchessa di Durazzo,  sorella maggiore di sua moglie. Tentò di fare lo stesso col Principe di Taranto, ma questi fuggì, e poco dopo fece incarcerare la di lui moglie, la quale poco dopo morì per il dolore e i disagi. Venuto in Napoli il Pontefice, egli finse di accordarsi con lui, concedendogli per allora quanto bramava.
Nelle cronache di quel tempo si legge che durante la dimora del Pontefice in Napoli, il detto Butillo entrò con la  forza in un monastero e violentò la più bella e nobile delle monache, Questo sacrilegio produsse grande scandalo e un tumulto. I Governatori del chiostro profanato ricorsero al Re e questi li rimise al Papa. Urbano, invece di punirlo, scusò Butillo, giustificando la sua mala azione con l’attribuirla a un impeto della giovinezza: ma quel Principe eraultraquarantenne!
Venne nel 1383 Luigi dalla Francia con forze molto superiori al previsto ed entrò nel Regno  senza incontrare alcuna resistenza. Occupò vari luoghi e molti Baroni, giudicandone certa la vittoria, aderendo al suo partito, andarono a incontrarlo. Ma nel bel mezzo di questi suoi progressi  in Terra di Bari, morì a Bisceglie nel 1384. Il suo esercito si sbandò e fece ritorno in Francia.
Ritornato Carlo III a Napoli, trovò che il Papa, seguito dai suoi Cardinali, s’era rifugiato a Nocera, città assegnata al nipote Butilllo. Pensò allora di spedirgli una solenne ambasceria per manifestargli il suo rincrescimento per non averlo trovato a Napoli e per pregarlo di ritornarvi, dovendo conferire con lui su affari di somma  importanza. Gli ambasciatori furono male accolti da Urbano, il quale rimproverò al Re alcune operazioni amministrative. Sorsero allora nuovi contrasti. Carlo, temendo le conseguenze dell’ira del Pontefice e molto più che, venendo a morte l’Antipapa Clemente, potesse Urbano attribuire ai figli di Luigi d’Angiò il diritto di successione a Giovanna I, decise di assicurarsi della persona del Pontefice. Mandò, al comando di molta truppa, il Gran Contestabile Conte Alberico, a Nocera. La città fu presa e fu assediato il castello, ove, col suo seguito, s’era il Pontefice rifugiato. Alle armi durazzesche Urbano oppose le spirituali: scomunicò Carlo e l’esercito reale e queste sue maledizioni furono più volte ripetute. I Cardinali, che erano in compagnia del Papa, consci del pericolo in cui si ritrovavano rimanendo con lui, lo consigliarono di rappacificarsi col Re. Ciò bastò per gettare nel cuore del Papa il sospetto che i Cardinali favorissero le mire di Carlo e questo sospetto crebbe maggiormente quando fu ritrovata una lettera cifrata diretta a uno dei Cardinali. Furono essi arrestati e il Papa li menò seco, allorché con l’aiuto di Raimondello Orsini e Tommaso Sanseverino, potenti signori della fazione angioina, gli riuscì di scappare dal castello e di andare a imbarcarsi per Genova su galere di quella Repubblica.
Parve a Carlo essergli allora più che propizia la fortuna: morto Luigi, fuggito il Papa, fu invitato da molti Baroni  magiari a salire sul trono del Regno d’Ungheria, per la morte del Re Ludovico. Ma si trovava già di esso sovrana la figlia primogenita di Ludovico, morto senza figli maschi, che con apposito decreto era stata chiamata non Regina Maria, ma Re Maria,  Andò Carlo a tale invito in quel Regno, ove i suoi partigiani menarono tanto rumore che la detta Margherita e Margherita, la di lei madre, finsero di consentire a deporre la Corona di S. Stefano.  Carlo fu quindi solennemente incoronato. Invitato dalle due donne nel loro appartamento per risolvere di comune accordo un rilevante affare di Stato e avendo egli accettato tale invito, fu però, in loro presenza, fatto uccidere da un sicario per ordine del Bano Nicola di Gara, loro fedelissimo Ministro e correggente, il 27febbraio dello stesso anno 1386. Morì così Carlo III di Durazzo in età di anni 41 e il suo corpo fu portato a Belgrado per esservi seppellito.
Questa fine ebbe Carlo III di Durazzo, che nelle storie napoletana e albanese fu chiamato anche Carlo della Pace, per avere arbitrato la pace fra il Regno d’Ungheria e la Serenissima Repubblica di Venezia, sebbene egli avesse sempre preferito alla pace la guerra. Fu egli un Principe dalla bella persona e valoroso quanto altri mai. Accecato dall’ambizione di regnare, era divenuto  ingrato nei confronti della sua benefattrice Giovanna I d’Angiò e crudele nei confronti delle sorelle di sua moglie.
Gli successero sul trono napoletano, nell’ordine, i figli Ladislao (1386-14114) e Giovanna II (1414-34), con la quale la Casa di Durazzo si avviò all’estinzione. Ne conserva il mesto ricordo la Cattedrale di Foggia col. Sepolcro d’uno degli ultimi Durazzeschi.

                






2011-04-11


   
 

 

© copyright arteecarte 2002 - all rights reserved - Privacy e Cookies