ARCHEOLOGI ITALIANI SULLE ORME DI ABRAMO
 







di Emilio BENVENUTO




 A Bagdad, città capitale dell’Iraq, il Museo Nazionale contiene una raccolta fondamentale di antichità mesopotamiche, disposte cronologicamente dalla preistoria ai Sassanidi: stele, come la Stele di Uruk, del IV millennio a.C., il più antico rilievo conosciuto, con scena di caccia al leone;  sculture, come la bronzea Testa di Sargon e la cosiddetta Monna Lisa di Nimrud; oreficerie, come l’Arpa di Ur; sigilli; iscrizioni, come il Codice di Eshnunna, del II millennio a.C., più antico, perciò, di quello di Hammurabi.

          Quel museo è stato chiuso di nuovo: niente personale, niente fondi per gestirlo, neppure il poco che serve per accogliere qualche delegazione straniera e mostrare i tesori della Mesopotamia, recuperati dopo le distruzioni e i saccheggi della guerra del 2003-07. Chi volesse oggidì vedere la Dama di Uruk, qiel che resta dalla capitale assira Ninive o della Bagdad delle Mille e una notte, può continuare a farlo solo virtualmente, grazie al sito www.virftualmuseumiraq.cnr.it, realizzato dal CNR nel 2009, in collaborazione con le autorità locali.

          Ninuwa (Ninive), sulla sinistra del Tigri, a nord dell’attuale Mossul, che si trova sulla riva  opposta, non è oggi, per le condizioni in cui versa quel Paese, altrimenti visibile. La città antica si estendeva  sui due grandi tell di Kuyundijk e di Nebi Yunes. Le prime ricerche importanti furono intraprese nel 1842 da PAOLO EMILIO BOTTA, quindi nel 1845 da SIR AUSTEN HENRY LAYARD. La località fu ancora esplorata da VICTOR PLACE (1852-54), mentre lo scavo scientifico, compiuto da una missione inglese, è del 1927-32. L’occupazione della località risale alla fine del V millennio a.C. ed è possibile che fosse già una capitale al tempo di Samsi-adad (1758-26 a.C.). Ninive appare tuttaviasicuramente con questo rango con Tiglat-pileser I (1112-1074 a.C.) fino a quando Assur-nasirpal II (883-59 a.C.) non trasferì la residenza reale a Nimrud. Ma tornò a essere capitale con Assarhaddon (680-69 a.C.) e Assurbanipal (668-26 a.C.). Ninive fu distrutta dai neo-Babilonesi e dai Medi nel 616 a.C. Tutti i sovrani di Ninive si preoccuparono, fin dalle origini, di  ingrandire e abbellire il Tempio della dea Ishtar, il culto della quale era diffuso fino a Babilonia e in Egitto. Gli avanzi, in pessimo stato di conservazione, permettono di ricostruire il perimetro del più antico (m. 23,80 x 7,60). Gli scavi hanno messo in luce soprattutto il Palazzo di Sennacherib, a S-E di Kuyundijk (m. 198 x 192), mentre l’area del Palazzo di Assurbanipal, a N, è solo parzialmente scavata. Essi sono notevoli per i rilievi in pietra che ne adornavano le sale, oggi quasi tutti al British Museum. Avevano questi carattere narrativo, presentando le campagne militari e le cacce  reali. Una robusta cinta di mura, dal perimetro di km. 12, difendeva la città; fu raddoppiata da Sennacherib, che aprì 15 porte. Un acquedotto, costruito sotto lo stesso sovrano, convogliava nella città le acque di 18 fonti. Inoltre si sono trovate nel Palazzo di Assurbanipal 24.ooo tavolette in caratteri cuneiformi, fondamentali per la conoscenza della letteratura assira.

          L’ansia di ritorno alla  normalità del Paese è davvero tanta, ha assicurato il PROF: FRANCO D’AGOSTINO, assiriologo alla Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, uno dei maggiori esperti di sumerologia, tornato nello scorso ottobre dall’Iraq, dove lavora da oltre 15 anni. Normalità, per un Paese che possiede 12.ooo siti archeologici, dalla preistoria all’Islam, di cui solo il 4 % riportato alla luce,  significa anche potere, al più presto, riprendere le attività di scavo: infatti una prima missione è stata autorizzata e partirà per l’Iraq nella primavera del 2011: è stata affidata proprio all’Italia dal Ministero della Cultura della Repubblica Irakena. Il Sovrintendente ABDULAMIR AL-HAMDANI eil PROF: FRANCO D’AGOSTINO hanno effettuato dei sopralluoghi ad Abu Theira, cinque chilometri a S di Nassiriyeh.

          Arrivare a Nassiriyeh è oggi un’impresa: si passa dal Kuwait e poi si deve aspettare, anche per giorni, di essere imbarcati su un aereo militare statunitense. Arrivati sul  posto, ci si muove solo scortati da “contractors”. Insomma, le difficoltà non mancano, ma la posta in gioco è alta.

          Tell è il termine usato nei Paesi di lingua araba come prefisso per diversi toponimi. Per gli archeologi indica un’altura artificiale formata per l’accumulo di strati d’insediamento attraverso parecchi secoli e talora millenni (in persiano, tepè). Un tell è stato individuato nel deserto dell’Iraq meridionale, a poche miglia da  Ur.

          Ur (in arabo Tell-el-Muqqayar = collina del bitume), città irachena, nella Mesopotamia meridionale, a S dell’Eufrate, a km. 15 a W dell’attuale Nassiriyeh, oggi si trova a km. 300 circa dal mare, ma nel II millennio a.C. non ne distava più di 50. I primi scavi, nel sec. XIX, ebbero luogo al piede della grande ziggurat che domina ancora la piana circostante. Le iscrizioni rinvenutevi rivelarono che si trattava di Ur dei Caldei, la città di A b r a m o, ricordata nell’ Antico Testamento (Gn.  11: 27-31; 15: 7). In seguito i grandi scavi anglo-americani del 1922-34 hanno liberato gran parte delle antiche rovine e hanno permesso di ricostruire con precisione le vicende di Ur sin dalle sue origini. La occupazione del sito cominciò in età neolitica-eneolitica, nel periodi di El-Obeid, nella prima metà   del IV millennio a.C. In questa fase, gli abitanti vivevano in capanne di canne, modellavano ceramiche e e terracotte, ma non conoscevano i metalli. Alla fine di questo periodo una parte della città fu sommersa da una spessa coltre limacciosa, in seguito a un’inondazione dell’Eufrate: si è pensato di mettere questo fatto in relazione con il diluvio, di cui parlano la Bibbia (Gn. 7:11 – 8: 22) e testi sumero-babilonesi.  Durante il periodo seguente, detto di Uruk, intorno al 3300 a.C., Ur fu occupata dai Sumeri, compiendo notevoli progressi, testimoniati dalle scoperte di posteriori tombe reali (scavi del 1927-30), corrispondenti a un’età predinastica (circa 2600 a.C.); erano tombe a camera, di pietra e mattoni, contenenti suppellettili d’oro: asce, gioielli, lance, pugnali, statuette, strumenti musicali, etc. I più belli sono quelli dei Re Abargi e Meskalamdug. Le sepolture reali erano accompagnate da sacrifici umani in massa: fino a 80 persone. La prima dinastia di Ur fu  fondata verso il 2470 a.C. dal Re Mesannipada, in un’epoca di rivalità con altre grandi città: Ur fu allora una delle più importanti Potenze  dei  Sumeri. Questa fase terminò con l’avvento degli Accadi,  cui seguì l’invasione dei Guti. In seguito Ur conobbe una nuova fase di splendore sotto la terza dinastia reale, fondata dal Re Umammu verso il 2038 a.. Il suo successore Shulgi fondò un grande impero sumero. Fu un momento di grane attività edilizia: fu edificata allora, su un’anteriore ziggurat, la grande ziggurat di mattoni crudi sostenuti da un paramento di mattoni cotti, che, su una base rettangolare di m. 62 x 43, s’innalza ancora oggi a m. 20 di altezza. Umammu costruì pure un palazzo reale e numerosi edifici religiosi. Le tombe dei sovrani della III dinastia sono state ritrovate: erano costituite da una parte superficiale in mattoni, che serviva al culto funerario, e di una cella, o cripta, per il cadavere, cui si accedeva per mezzo di una scala. Sfortunatamente, esse erano state violate. A quest’epoca risalgono 2.ooo tavolette d’ogni genere, tra le quali quelle degli archivi del Tempio di Harran (al dio Sin(= Luna).  Verso il 1930 a.C. Ur fu presa da una coalizione di Elamiti e Siriani, mentre gli Aborriti si insediavano in Mesopotamia. La città fu rovinata al punto che i Sumeri sparirono dalla storia.  Ma i nuovi signori, i dinasti di Isin e Larsa, la ricostruirono: è di questo periodo un quartiere, che è statototalmente scavato, il  che consente una notevole visione della vita in una città mesopotamica all’inizio del II millennio a.C., con vicoli stretti, case a più piani con cortili interni, nelle quali persisteva la costumanza, risalente all’età neolitica, della sepoltura dei morti sotto il pavimento delle loro case. Ur fu nuovamente distrutta dai Cassiti, al momento della loro invasione, e ridotta a un piccolo borgo; tuttavia la fama della sua antichità e il prestigio della sua passata grandezza le ottennero di vedere i suoi edifici sacri restaurati,prima dal Re  cassita Kungatzu, poi dai sovrani neo-babilonesi Nabucodonosor e Nabonide, che rialzarono la ziggurat. Questa prosperità artificiale fu però di breve durata:  con l’Impero persiano Ur cessò di esistere e il suo ricordo, durante 26 secoli, fu affidato unicamente alle pagine della Bibbia.

          Assume quindi rilevante importanza il tell ora individuato  nei suoi pressi: dovrebbe nascondere un’intera città, estesa su 30 ettari, ancora intatta perché mai saccheggiata, abitata dal 2900 al 1800 a.C., cioè dal periodo numerico a quello neo-babilonese. Non resta che trovare i fondi perché il suo scavo non sia solo un assaggio.

          Dal tell potrebbe venir fuori di tutto, compresi tesori aurei e lapislazzuli. Ma quello che il PROF. FRSNCO D’AGOSTINO  ha detto a CRISTINA MOCHI  [ Gli archeologi italiani e la città sepolta vicino a Nassiriya, in “Venerdì di Repubblica”, n° 1179, 22.10.2010, pp. 76-78 ] è ancora più prezioso: “Sono tavolette cuneiformi, che ci  raccontino finalmente qualcosa sulla vita privata di quei popoli e non solo, come è avvenuto finora, della loro contabilità agricola o dei riti religiosi . . . Le tavolette raccolte nel museo di Bagdad da tutto il territorio sono migliaia, tanto che i testi scritti arrivati dall’antichità mesopotamica sono decisamente più numerosi di quelli che ci ha lasciato il Medioevo (evidentemente anche per via del supporto di argilla, poco deperibile). Ma si tratta soprattutto dielenchi di derrate o testi mantici, per interpretare cioè il volere degli dei attraverso i sogni o le stelle. Possibile che i privati cittadini non scrivessero. Sappiamo che esistevano famiglie ricche, con terreni e schiavi: è strano che non si sia mai avuto per le mani un loro ricordo”.

           Erano forse il rigido conservatorismo dettato da motivi religiosi e/o l’esistenza di una classe di scribi, i cui privilegi monopolistici erano giustificati da una scrittura particolarmente complicata e di difficile apprendimento, a impedirlo? A questo e a molti altri quesiti sarà l’indagine del PROF. D’AGOSTINO a poterci dare una valida risposta.

          Certo, le tavolette cuneiformi fanno oggi gola a molti,  indubbiamente non mossi da interesse per l’archeologia, la filologia e la museologia: sono invece la merce preferita – afferma  con addolorato rammarico CRISTINA MOCHI - dai mercanti di antichità e il PROF. D’AGOSTINO conferma: “C’è un mercato floridissimo con l’Europa, il Giappone, gli Usa. Si arriva anche a pagare decine di migliaia di euro l’una. Naturalmente il prezzo dipende dal loro valore. E questo possono valutarlo solo degli esperti”.

          Succede insomma che nell’Iraq caotico di oggi tanti beni archeologici vengano venduti all’estero, con la complicità di esperti locali che ne garantiscono l’autenticità; un sistema organizzato e poco contrastato (nel Dir Qar a custodire 2.ooo siti archeologici ci sono solo 100 poliziotti!) che nulla ha a che vedere con i saccheggi post-bellici fatti dalla popolazione. “Dei 16.ooo oggetti trafugati al crollo del regime di Saddam Hussein, mentre gli Americani prendevano possesso di Bagdad, 14.ooo – dice il PROF. D’AGOSTINO – sono stati riportati spontaneamente. Perché questo è un paese che ha sempre avuto rispetto per il suo passato: già i Sumeri pensavano che il mondo nascesse perfetto e poi si avviasse lentamente verso la distruzione. Mantenerlo inalterato, conservando e restaurando, è quindi un dovere: ecco perché non troviamo nomi, né segni di cambiamenti, né protagonismi in quella civiltà. I Sumeri sono stati i primi archeologi di se stessi”. Qualcosa di quella cultura – commenta  CRISTINA MOCHI – forse vive ancora, se nel 2007 i saccheggi nel Sud dell’Iraq sonofiniti solo dopo che un Iman locale ha lanciato una fatwa dicendo che era contro Allah rubare tesori del passato, anche se per comprare armi per combattere.

          “Ur è citata – ricorda il PROF. D’AGOSTINO – come la patria di Abramo, il primo Patriarca dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam, dette appunto religioni abramitiche”.

          La zona dove gli Italiani cominceranno a scavare in primavera è chiamata ancora colline di Abramo. Non sarà che sotto il tell da scavare ci sia anche la sua casa?

          Non possiamo che rallegrarci per questo nuovo successo dell’archeologia  italiana e per il suo contributo alla ricostruzione d’un Paese, cui la plurimillenaria storia e l’avvicendarsi ininterrotto di superbe culture non meritavano, certo, distruzioni e morti. Ma  nel contempo non possiamo non rattristarci – nel confronto con l’altrui volontà di risorgimento,  nel dover constatare che in Italia la volgarità vada oggi sostituendosi alla cultura e, nella generale indifferenza,  Magna Grecia, Etruria e Roma agonizzino, Pompei muoia e le “veline” salgano agli onori che i Quiriti in tempi ormai lontani tributavano solo alle Vestali.

 prof. emerito di archeologia  - Korça (Albania), 17.12.2010.       






2010-12-17


   
 

 

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