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In tutti i tempi e in tutti i Paesi, l’uomo ha subito il fascino del lontano passato. Oggi sono molti coloro che ritengono che solo attraverso lo studio del passato si possa comprendere il presente e che, forse, gli errori e le conquiste di chi ci ha preceduto possano influenzare la nostra conoscenza. Inoltre, la consapevolezza del proprio passato è fattore determinante per l’orgoglio dei popoli e delle Nazioni, come testimoniano gli stanziamenti, spesso rilevanti, che molti Paesi destinano alla ricerca archeologica. Tra questi, purtroppo mai abbiamo avuto la fortuna di annoverare, salvo alcuni non lunghi periodi della nostra storia, il nostro e meno che mai oggi, dacché a reggere le nostre sorti sono stati chiamati “cavalieri d’industria”, sedicenti “dottori” in scienze economiche (ma in realtà maestri di quelle che negli anni ‘30 noi, studenti di discipline umanistiche, chiamavano, con grande dispregio, “scienze comiche e teatrali”), appartenenti all’infausta genia dei palazzinari, bottegai e umanoidi miracolosi genitori di trote: gente tutta che non può menar vanto d’altro che della propria soffocante incultura, che affonda le sue radici nella volgarità e nell’immoralità più infestanti. Si è spesso detto che l’archeologia sia l’ancella della storia, ma il rapporto tra le due discipline non può certo limitarsi a questo. La storia, come sappiamo, dipende massimamente dalla disponibilità di testimonianze scritte, spesso incomplete,deteriorate o inattendibili. L’archeologia è, da parte sua, in grado di rivelare molte cose che le testimonianze scritte generalmente trascurano. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda la vita di tutti i giorni e ne consegue che il suo ruolo, unitamente a quello della storia, contribuisce a rendere più complete le nostre conoscenze del passato. Ne consegue ancora che, ove per ignoranza o per incuria, o peggio per deliberato rifiuto di affrontarne la spesa, si trascura la salvaguardia di monumenti (quali, per esempio, la casa di Nerone, o il Colosseo, o le mura aureliane, o le necropoli di Cerveteri o di Arpi), o si consente che il cemento ricopra o minacci le splendide città siciliote, quando non si provvede alla cura di città quali Aquileia, Sepino e Pompei, anzi si consente che di quest’ultima, unica al mondo, a uno a uno si sfaldino gli edifici e resti solo salva la casa delle “escort” di quel tempo, è un pezzo della nostra storia che scompare e ai nostri nipoti, che di essa sono legittimi eredi, nulla più rimane dell’opera dei padri e se ne cancella addirittura la memoria. Meglio certo sarebbe che cancellata rimanesse invece la memoria di questo infausto primo decennio del terzo millennio e dei suoi uomini nel nostro Paese più – sfortunatamente per noi – rappresentativi. Va sottolineato che la storia ci tramanda informazioni soltanto su un’esigua porzione delle civiltà antiche e cioè delle società che hanno sviluppato una letteratura. E’ vero che le letterature greca e latina ci informano anche sui popoli cosiddetti “barbari”, ma è indubbio che la maggior parte di quello che noi conosciamo sulle popolazioni meno civilizzate lo dobbiamo soltanto all’archeologia. E’ altresì l’archeologia la nostra unica fonte di conoscenza per i millenni che coprono il lungo periodo della preistoria. L’archeologia è uno studio totale, che involve l’analisi di qualunque reperto del passato sia giunto sino a noi, allo scopo di ricostituire quel passato nel modo più completo possibile. Molti pensano che l’archeologia si limiti alle operazioni di scavo, ma gli scavi sono in realtà, solo uno dei molti aspetti di questa disciplina. Complicate analisi scientifiche somo dedicate alla datazione dei reperti archeologici, al reperimento di informazioni sulle origini del materiale raccolto, alla classificazione dei manufatti. Anche l’individuazione di luoghi suscettibili di indagini archeologiche fa oggi ricorso ad avanzate e sofisticate tecnologie. Allo stesso modo, botanici, zoologi e fisiologi concorrono a determinare quale fosse l’alimentazione degli uomini del passato, quale l’ambiente in cui vivevano, o il loro stato di salute. Compito dell’archeologia è anche quello di studiare civiltà lontane nel tempo, nel tentativo di ampliare la conoscenza della società contemporanea, e viceversa. In quest’ottica, le indagini possono spaziare dallo studio della vita dei superstiti popoli di cacciatori all’analisi del contenuto dei moderni raccoglitori di spazzatura, nella continua ricerca di possibili legami tra l’attività dell’uomo e quei manufatti che rappresentano il maggior capitale a disposizione dell’indagine archeologica. Certo, molto tempo è passato dall’epoca in cui William Camden (1551-1623) parlava di “nutrimento della mente; come ebbe a sottolineare A.H. Pitt-Rivers (1827-1900), padre dell’archeologia moderna, è lo studio della vita di tutti i giorni che ci permette di ricostruire il passato, molto più di quanto non possano farlo rari e preziosi oggetti d’arte, che rappresentavano già all’epoca loro qualcosa di particolare e inusuale. I grandi risultati raggiunti da alcuni dei nostri antenati non cessano di stupirci: Il tesoro di Tutankamon, la maestà delle piramidi, la principessa cinese di giada, etc. Eppure è la gente comune che, dall’ombra dei millenni, parla con maggior forza alla nostra sensibilità: l’uomo che spalanca le braccia tentando di proteggere la famiglia mentre la lava seppellisce Pompei. Il quaderno di esercizi di uno scolaro sumero di 4ooo anni fa, i fiori,ormai polverizzati, deposti su una tomba. Questa è la vera grande attrattiva dell’archeologia: lo studio paziente, scientifico, meticoloso, dell’uomo da parte dell’uomo. . . . Dell’uomo, non degli omuncoli sorti nel nostro Paese in tempi recentissimi della sua storia, che rimangono indifferenti innanzi alla notizia del rischio di crollo che minaccia, a Rignano Garganico, Grotta Pagliacci. Gli scavi di quel sito paleolitico sono fermi da ben quattro anni e la stessa grotta minaccia di crollare. Lo ha denunziato il Presidente del Centro Studi Pagliacci, Enzo Pazienza, che da anni si occupa di valorizzare di valorizzare questo giacimento paleolitico, il più importante d’Europa dopo la presentazione nei giorni scorsi a Siena d’un film-documentario, realizzato dalla Unicity di Roma per conto del Parco Nazionale del Gargano, in collaborazione con la Università degli Studi di Siena, che da 40 anni si occupa del sito. Bisogna intervenire e presto. Ove un siffatto intervento non avvenga – e con urgenza – si avrà un’ennesima prova che i nostri omuncoli ignorano che il patrimonio archeologico è la maggiore – se non l’unica - ricchezza del nostro Paese. Allorché essi proclamano che il turismo è il nostro maggior reddito, non si rendono conto che il turismo d’oggi non è più vacanziero, è divenuto turismo culturale,o è ritornato pellegrinaggio, il che, in fin dei conti, è lo stesso. |