Il bavaglio dell’informazione
 







di Antonio Filippetti




Uno dei temi di più acceso e accanito confronto di questi ultimi tempi  ha riguardato, come si sa,  l’informazione o meglio la contrapposizione che è nata a proposito di quella che è stata definita la legge bagaglio che riduce la possibilità di dare informazioni, in particolare  con la stretta sulle intercettazioni e sul permesso di pubblicare determinate notizie. Lo scontro tra la libera stampa da una parte ed i promotori della legge in questione è stato violento ed ha comportato anche momenti di vera  tensione con la messa in atto di  uno  sciopero nazionale e fortunatamente anche  di  un’azione di protesta popolare. Qualche passo avanti è stato compiuto anche se c’è da temere che alla ripresa dell’attività parlamentare si riproporranno altri momenti di scontro.
Vedremo come  andranno le cose più in là. Allo stato vorrei lanciare una proposta al tempo stesso utopicae provocatoria  ma che ha la sola ambizione  di far riflettere almeno  sullo “stato dell’arte” e su quale terreno siamo costretti (ridotti) a pascolare. La proposta è la seguente: immaginiamo una norma  di auto-bavaglio messa in atto dagli operatori del settore  secondo  la quale da questo momento in poi  sia  “per legge” tassativamente disposto che: 1°: è vietato occuparsi di scemenze gossippare; 2°: è proibito dare notizia dei capricci di starlette  e divetti del  momento (mondo dello sport,musica, televisione,ecc.);3°: sono messi al bando  tutti i dossier delle escort; 4°: è censurata qualsiasi notizia relativa a nascite “sensazionali”di animali in cattività, diete miracolose,primati esotici,ecc.; 5°: è sospesa qualsiasi pubblicizzazione inerente a programmi televisivi insulsi o demenziali (tipo “Xfactor”, “grande fratello”, “l’isola dei famosi”, o riguardante tornei  canori,   gare di “velone”  o ancora quiz fasulli e taroccati).
Basterebbe questa semplice autoregolamentazione per liberarci d’un  sol colpo da quello che è ormai diventato un assedio quotidiano, vale a dire potremmo far piazza pulita di tutto ciò che riguarda, citando a caso,le imprese di personaggi come Belen Rodriguez e Patrizia D’Addario, Balotelli e Cassano, Fabrizio Corona e Lele Mora, Morgan e Simona Ventura, Iachetti e  Mammuccari e tutta quella sterminata paccottiglia che è per  tipologia  assimilabile ai personaggi appena citati.
Contestualmente tutto lo spazio lasciato da queste fortunate “defezioni informative” potrebbe  essere occupato da (qui c’è naturalmente da sbizzarrirsi ma si indicano  solo alcune opzioni): 1°: inchieste e servizi  sulla condizione dei precari e degli inoccupati intellettuali; 2°: indagini sulle ragioni delle oltre 1200 morti all’anno per incidenti sul lavoro  e sulle 40 mila infermità permanenti (questo sterminato esercito divittime ha anche una  famiglia, una storia, un passato e soprattutto un futuro da far vedere e valere), 3°: inchieste sulle spese militari ma più ancora sui motivi dei suicidi nelle “missioni di pace” (300 casi solo  in Afganistan, tra cui anche molti italiani) di cui non si sa nulla, nemmeno nome e cognome; 4°: analisi sulle responsabilità degli scempi ambientali che hanno trasformato il territorio (il pianeta) con risultati  esiziali; 5°: realizzazione  di dossier sulla situazione del nostro  patrimonio culturale, il più imponente del mondo ma anche quello che versa nelle peggiori condizioni.
Naturalmente  c’è da aspettarsi la levata di scudi da parte  degli immancabili soloni che si autodefiniscono esperti di comunicazione. Costoro ci diranno che quelle  informazioni (e quei programmi) che qui si intendono tagliare rappresentano  proprio ciò che la gente desidera e s’aspetta di vedere e sentire: in nome  ovviamente anchedell’auditel, dello share, ecc. ecc. A costoro basterebbe però ricordare quello che sosteneva  uno dei più grandi scrittori e giornalisti del secolo scorso, George Orwell, il quale affermò lapidariamente  che “la vera libertà di stampa consiste nel dire alla gente quello che la gente non vuole sentirsi dire”: un’osservazione – ultima proposta – che mi sentirei di suggerire a tutte le redazioni di mettere in bella evidenza in un’apposita bacheca.






2010-08-31


   
 

 

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