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Uno dei temi di più acceso e accanito confronto di questi ultimi tempi ha riguardato, come si sa, l’informazione o meglio la contrapposizione che è nata a proposito di quella che è stata definita la legge bagaglio che riduce la possibilità di dare informazioni, in particolare con la stretta sulle intercettazioni e sul permesso di pubblicare determinate notizie. Lo scontro tra la libera stampa da una parte ed i promotori della legge in questione è stato violento ed ha comportato anche momenti di vera tensione con la messa in atto di uno sciopero nazionale e fortunatamente anche di un’azione di protesta popolare. Qualche passo avanti è stato compiuto anche se c’è da temere che alla ripresa dell’attività parlamentare si riproporranno altri momenti di scontro. Vedremo come andranno le cose più in là. Allo stato vorrei lanciare una proposta al tempo stesso utopicae provocatoria ma che ha la sola ambizione di far riflettere almeno sullo “stato dell’arte” e su quale terreno siamo costretti (ridotti) a pascolare. La proposta è la seguente: immaginiamo una norma di auto-bavaglio messa in atto dagli operatori del settore secondo la quale da questo momento in poi sia “per legge” tassativamente disposto che: 1°: è vietato occuparsi di scemenze gossippare; 2°: è proibito dare notizia dei capricci di starlette e divetti del momento (mondo dello sport,musica, televisione,ecc.);3°: sono messi al bando tutti i dossier delle escort; 4°: è censurata qualsiasi notizia relativa a nascite “sensazionali”di animali in cattività, diete miracolose,primati esotici,ecc.; 5°: è sospesa qualsiasi pubblicizzazione inerente a programmi televisivi insulsi o demenziali (tipo “Xfactor”, “grande fratello”, “l’isola dei famosi”, o riguardante tornei canori, gare di “velone” o ancora quiz fasulli e taroccati). Basterebbe questa semplice autoregolamentazione per liberarci d’un sol colpo da quello che è ormai diventato un assedio quotidiano, vale a dire potremmo far piazza pulita di tutto ciò che riguarda, citando a caso,le imprese di personaggi come Belen Rodriguez e Patrizia D’Addario, Balotelli e Cassano, Fabrizio Corona e Lele Mora, Morgan e Simona Ventura, Iachetti e Mammuccari e tutta quella sterminata paccottiglia che è per tipologia assimilabile ai personaggi appena citati. Contestualmente tutto lo spazio lasciato da queste fortunate “defezioni informative” potrebbe essere occupato da (qui c’è naturalmente da sbizzarrirsi ma si indicano solo alcune opzioni): 1°: inchieste e servizi sulla condizione dei precari e degli inoccupati intellettuali; 2°: indagini sulle ragioni delle oltre 1200 morti all’anno per incidenti sul lavoro e sulle 40 mila infermità permanenti (questo sterminato esercito divittime ha anche una famiglia, una storia, un passato e soprattutto un futuro da far vedere e valere), 3°: inchieste sulle spese militari ma più ancora sui motivi dei suicidi nelle “missioni di pace” (300 casi solo in Afganistan, tra cui anche molti italiani) di cui non si sa nulla, nemmeno nome e cognome; 4°: analisi sulle responsabilità degli scempi ambientali che hanno trasformato il territorio (il pianeta) con risultati esiziali; 5°: realizzazione di dossier sulla situazione del nostro patrimonio culturale, il più imponente del mondo ma anche quello che versa nelle peggiori condizioni. Naturalmente c’è da aspettarsi la levata di scudi da parte degli immancabili soloni che si autodefiniscono esperti di comunicazione. Costoro ci diranno che quelle informazioni (e quei programmi) che qui si intendono tagliare rappresentano proprio ciò che la gente desidera e s’aspetta di vedere e sentire: in nome ovviamente anchedell’auditel, dello share, ecc. ecc. A costoro basterebbe però ricordare quello che sosteneva uno dei più grandi scrittori e giornalisti del secolo scorso, George Orwell, il quale affermò lapidariamente che “la vera libertà di stampa consiste nel dire alla gente quello che la gente non vuole sentirsi dire”: un’osservazione – ultima proposta – che mi sentirei di suggerire a tutte le redazioni di mettere in bella evidenza in un’apposita bacheca.
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