IN DIFESA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO
 







Benvenuto E.




Tutta la Capitanata, dalla valle del Fortore a quella dell’Ofanto, è un immenso deposito archeologico. Templi, tombe, rovine, sculture, antiche mura, appartenenti a civiltà scomparse, si incontrano in ogni luogo della provincia. Un altro grande deposito di materiale archeologico, che arriva ai più remoti tempi della preistoria, si trova nel sottosuolo del Tavoliere, o nelle caverne dei Monti della Daunia e del Gargano.
Molte necropoli, daune, romane,  medioevali, sono ancora inesplorate. Vi sono giunti, purtroppo, i tombaroli. Essi hanno a disposizione per i loro illeciti trafugamenti campi immensi. Intere città famose nell’antichità o nel Medio Evo sono sprofondate nel terreno. Di esse si conosce solo genericamente l’ubicazione.
E’ il caso della celebre Arpi, al centro del Tavoliere. Mai è stata recintata l’area sotto la quale si presume giaccia la città. Ma alcune aziende agricole non hanno rinunciatodel tutto, o in parte, a possedere questa  vasta  area  per  le loro colture, tanto più che il terreno è propizio a colture sempre nuove. Se la costruzione di grandi impianti agro-industriali avvenisse, l’umanità perderebbe una delle testimonianze più preziose della Daunia antica.
Se i tombaroli scavano ovunque nottetempo le necropoli sepolte o le singole tombe, soprattutto quelle daune, per trafugarne vasi e bronzi e oggetti preziosi, le ruspe per le costruzioni edili o per il tracciato di strade stanno provocando alla luce del sole sconquassi enormi su terreni che dovrebbero essere preservati da vincoli protettivi.
In pochi anni sono sorti  ovunque caseggiati e villini senza alcun rispetto per  illustri recinti antichi. Nessun vincolo è stato posto su zone fino a pochi anni fa selvagge e frequentate da pochi pastori. Quando si provvede a porre un vincolo su aree archeologiche, o è troppo tardi o quello spazio continua a essere violato. Così unpaesaggio archeologico dei più illustri d’Italia va scomparendo sotto la vergognosa speculazione privata.
Alle spalle delle colline, abbandonate in luoghi impervi e fuori mano, antiche città e necropoli  sono state saccheggiate da avventurieri d’ogni contrada. Tombe sono state aperte, sarcofagi di terracotta o di marmo spaccati, spogliati  ipogei funebri. A migliaia bronzetti, vasi, terrecotte, oreficerie e anfore sono stati rubati e portati via; sui luoghi d’ogni sacco è rimasta solo la terra degli scavi clandestini che il favonio solleva.  Oltre i predoni le ruspe sono passare e ripassate  su  queste aree, cancellando gran parte di quelle memorie per una fallita lottizzazione agricola.  Eppure in quei luoghi si sarebbero dovuti ricercare i resti di templi  e di agorà e le fondamenta di case.
Perfino dove esistono alcune delle più importanti necropoli del mondo antico, i custodi di vaste aree, se e quando vi sono, sono pochissimi e il compitodella salvaguardia rimane affidato a Carabinieri e Finanzieri, peraltro sempre impegnati nei loro normali – e affaticanti, pur quando non rischiosi – servizi, ma sempre volenterosi ed efficienti nel supplire ad altrui carenze. A questi va rivolto, anzi, un meritatissimo elogio.
Celebri archeologi italiani e stranieri hanno scoperto vaste necropoli con tombe ricche di preziosi corredi funebri. Si pensava, giustamente, che dov’erano città di morti ci dovessero essere città di vivi. Per quante accurate ricerche si facessero non sempre fu dato rinvenirle, e ancora più spesso la carenza di mezzi messi a disposizione da uno Stato negligente ha costretto a rinunziarvi. E’ così che agli archeologi si sono succeduti gli imprenditori pubblici e privati e sulle aree interessate sono sorte fabbriche, cantieri e officine e sono giunte sul posto ruspe e hanno cominciato a scavare e demolire, per costruire autostrade e superstrade.
Quando la Sovrintendenza ai Beni Archeologici vincola zone persalvare quanto meno il salvabile, gli imprenditori alzano alte grida e insistono presso le autorità statali, regionali e locali per impedire ogni vincolo: è così che è stato possibile vedere impiantare in aree che avrebbero dovuto essere protette stabilimenti industriali, in poco tempo palesatisi autentiche “cattedrali nel deserto” e, sempre, non molto tempo dopo, miseramente falliti.
Bisogna dare alle Sovrintendenze:
•maggiori poteri di vincolo e anzi, quando occorre, poteri di esproprio e dotarle quindi di uffici legali diretti da Magistrati amministrativi o ordinari o Avvocati dello Stato;
• dotarle di un ben maggiore numero di archeologi e di tecnici  per la ricerca delle aree da vincolare e da scavare, adoperando anche la fotografia aerea come mezzo normale, con facoltà di richiedere, quando necessario, l’aiuto dell’Aeronautica Militare;
•una volta vincolate – o espropriate - le aree, commettere loro il potere di predisporre gli scavi in proprio o affidarli alleUniversità degli Studi e alle Scuole Archeologiche italiane e straniere, che ne facciano domanda;
•conferire loro la potestà di commettere, sotto la personale responsabilità congiunta del propri  dirigenti e dei responsabili dei loro uffici legali, lavori, quando occorrano, a imprese private di sicuro affidamento;
•dotarle di mezzi tecnici e larghi mezzi finanziari per poter adempiere adeguatamente ai loro compiti.
Bisogna smetterla, una buona volta, di considerare il dicastero dei beni culturali un dicastero di secondo ordine e meno che mai subordinarlo a quelli degli affari economici.
Quel dicastero deve, da parte sua, smetterla di considerare i prodotti della “industria” cinematografica beni culturali e privilegiarli a danno degli autentici beni culturali, come purtroppo da tempo avviene per demerito sommo dei suoi titolari.
Talune delle aree archeologiche, data la loro importanza, debbono essere dichiarati “parchi archeologici”, con speciale trattamento, edestinate allo studio, preservate dalle lottizzazioni e tramandate nei secoli. Bisogna difenderle dagli attacchi speculativi di enti, di qualsivoglia natura, e privati.
L’attuale legislazione sul patrimonio culturale italiano è largamente superata dagli eventi e dalle mutate condizioni della società italiana. E’ urgente perciò sostituirla. Il nostro Paese è l’unico al mondo che possiede un patrimonio culturale che, dalla preistoria fino a oggi, si è di continuo accresciuto senza interruzioni. E’ perciò indispensabile che possegga leggi idonee ed efficaci, nonché gli strumenti,  mezzi ed enti mesi in grado  di  applicarle.






2010-06-09


   
 

 

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