CULTURA E PROGRAMMI ELETTORALI
 







Antonio Filippetti




E’ prassi pressoché scontata: a misura che si avvicina una consultazione elettorale, i vari candidati e gli schieramenti che li sostengono tendono ad occupare spazi mediatici o semplicemente promozionali in maniera sempre più consistente. L’urgenza e la voglia  di farsi vedere e notare diventano  talvolta eccessive e possono rischiare una crisi di rigetto ma è indubbio che in un periodo come questo, alla vigilia cioè di una consultazione regionale, il cittadino “medio” deve e può valutare quello che “passa il convento”.
Allora ecco i programmi e le promesse. Se analizziamo ora gli argomenti dei “briefing”  (si dice così, lo dicono anche i leghisti) dei maggiori contendenti, notiamo quelli che sono i temi di fondo del confronto:  e questi  temi riguardano,riassumendo un po’ genericamente ma anche  con una certa attendibilità, il fisco, lo sviluppo delle imprese, l’ambiente, il lavoroe la formazione, le opere pubbliche, la sicurezza. Se quel cittadino “medio” di cui sopra entra un po’ più nel merito  e passa  a vedere le proposte di un candidato di centro destra, qualunque esso sia,  riscontra che le intenzioni sono sicuramente apprezzabili e ragionevoli ed anche le soluzioni suggerite; e se poi va a vedere  quello che intende fare l’altro aspirante governatore, quello di centro sinistra, anche in questo caso indipendentemente dal nome,  deve ammettere che pure  le proposte di quest’ultimo sono   lodevoli e sacrosante. Al cittadino  in questione  viene da concludere come nel famoso ritornello “questo o quello” con ciò che segue. Non si tratta di una reazione qualunquista perché a giudicare dalle promesse, c’è comunque da esser fiduciosi. Ma poi nasce un dubbio: la mente  viene presa da  un riflesso di memoria, un “flash-back” (pure questo lo usano i leghisti), vale a dire che  affiorano i ricordi dialtre elezioni e altri programmi, pure essi commendevoli; allora, in un ulteriore sussulto di coscienza, viene da  chiedersi come mai ci siamo  ridotti in queste condizioni, pressoché al grado zero in tutti i settori portanti della vita civile e  della comunità. Il sospetto è che si sia trattato solo  di promesse  ovvero di  buoni propositi non mantenuti. E allora perché  fidarsi  ancora se la storia è sempre la stessa? Quel cittadino “medio” avrà di che riflettere fino al 28 marzo prossimo.
Ma poi c’è un’altra osservazione non proprio secondaria da fare. Nell’elenco dei programmi prima ricordati manca una voce, quella della cultura. E c’è da supporre che la cosa non sia casuale, ma unicamente dettata dal fatto che la cultura non rientra nei programmi ufficiali perché ritenuta elemento non primario, forse neanche in grado di attirare voti  a sufficienza (lo sanno anche i leghisti ma in questo caso non sanno neanche cosa sia la cultura epossono stare in pace) e di conseguenza non meritevole diciamo così delle preoccupazioni o degli interessi di “prima fascia”.E’ stato sempre così e c’è da temere che sarà ancora così anche nel prossimo futuro.
Tuttavia sempre a quel cittadino “medio” andrebbe fatto notare che l’attenzione nei confronti della cultura  non significa perdersi con la testa tra le nuvole, fantasticare di sogni irrealizzabili,  vagheggiare di voli pindarici e cosi via, ma vuol dire in concreto avere  maggiori opportunità di vita e di lavoro,alimentare il  sentimento  della solidarietà e della  fratellanza, e poi anche  la  possibilità di avere a disposizione asili nido e scuole,ospedali attrezzati, mense per i diseredati, ospizi e ricoveri adeguati per chi non può, e persino un posto al cimitero. 






2010-03-01


   
 

 

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