MEDIOEVO E ARTE NELLE TERRE PUGLIESI
 






Museo Civico -Foggia-
dal 18 febbraio al 30 aprile 2010
Emilio Benvenuto




Le Puglie avevano avuto nell’arte una magnifica fioritura durante il periodo greco-romano e lasciata un’impronta stilistica propria nei famosi vasi apuli, mentre della loro attività edilizia nell’antichità testimoniano tuttora cospicui avanzi monumentali, quali quelli di colonne terminali della via Appia a Brindisi, di edifici sepolcrali, un arco e ipogeid a Canosa. delle rovine di Egnatia, d’una mirabile edicola a Fasano,  dei resti do Herdonea,   di  una splendida tomba ellenica e un anfiteatro e un teatro romano a Lecce, d’un anfiteatro augusteo a Lucera,  di incollati e incrollabiliponti sull’Ofanto, d’un tempio dorico a Taranto,   etc.  Ovunque tu volga lo sguardo, il mondo classico riaffiora.
 Quando i primi Cristiani scavarono  a Siponto i loro cimiteri, detti da noi catacombe, e li adornarono di pitture, la civiltà e l’arte romana vi erano ancora in piena vitalità ed essi Cristiani avevano fatto dell’arte forse, a giudizio dei posteri, modesta, ma pur sempre romana. Romana pure ne fecero ai tempi di Costantino, di Teodosio, di Onorio e di Galla  Placidia, per tutta la regione pugliese innalzando basiliche, battisteri e mausolei e  adornandoli di mosaici,  cibori, sculture, statue in marmo e in metallo, sarcofagi e  stoffe preziose. Furono perciò la scelta e la ripetizione dei motivi pittorici, decorativi, nelle catacombe, nei loro edifici,   mosaici e  sculture, che insensibilmente prepararono i caratteri dell’arte nuova medioevale, i primi tentativi della quale formano un complesso, il cui svolgimento va dal sec. VI alla fine del X e nelle Puglie anche più in qua. Era un’arte indubbiamente non più pari in splendore a quella greco.romana, con un’architettura che si avvaleva ora di frammenti di costruzioni classiche e d’una decorazione scultorea ornamentale, espressione di un’arte che oseremmo dire
imbarbarita, ma che tuttavia ci ha lasciato miniature e prodotti di oreficeria di notevole pregio.
Del periodo paleo-cristiano e del successivo bizantino-ravennate, ci restano oggi, oltre alla basilica paleocristiana di Siponto e a quella di S. Leucio a Canosa,  segni scarsi e frammentari altrove, come sculture e capitelli rimessi in opera in edifici più tardi; la piccola cupola, adorna di mosaici, di Casaranello è però un notevole esempio dell’arte del sec. V, già impregnata di motivi orientali.
Col diffondersi del Cristianesimo, affermato da monaci basiliani, specialmente in Terra d’Otranto, il territorio pugliese s’andò man mano popolando di cenobi scavati nella roccia, detti “laure”, che nel loro interno si ricoprirono d’affreschi. Le laure sono le sole, sia  pure umili (con l’eccezione delle icone, che umili non possono dirsi afftto),  manifestazioni artistiche anteriori al sec. XI, che,  dal Gargano al Salento, conservino le Puglie, pur  devastate più volte e occupate da Longobardi,  Saraceni ( a Bari e Taranto) e Bizantini, ma dove continuano pure a fiorire, indisturbate, cominità ebraiche di  grane spessore culturale. 
Al risveglio artistico, poi, vi vemmero a contribuire e assai, anzi in maniera spesso determinante,  i monaci benedettini, particolarmente con miniature e affreschi.
Già da tempo erano sorte e fiorivano in Oriente le arti bizantina e araba, in  Francia e Germania la romanica, mentre in Italia tutto sonnecchiava, salvo in alcuni punti: proprio nelle Puglie, oltre a Ravenna e a Venezia, ove erano penetrate le prime due.
L’arte bizantina vi innalzava chiese a croce greca e con cupole e le adornava di mosaici risplendenti, composti di cubetti di vetro smaltato, oppure rivestiva le pareti di chiese e oratori di innumerevoli affreschi; l’araba si limitava a qualche moschea e qualche padiglione in Sicilia, ma introduceva anche nelle Puglie l’arco a sesto acuto e l’arco sopralzato e
motivi decorativi caratteristici. Entrambe, poi, eredi e conservatrici della tecnica delle arti industriali orientali, della greca e della romana, ne diffondevano i prodotti in Sicilia, nelle Puglie e nelle altre regioni meridionali.
Finalmente, dopo il Mille, compiutasi nelle Puglie una fusione delle popolazioni antiche con le “barbariche” e scaturitone i popoli fratelli  delle Terre di Capitanata, di Bari e d’Otranto, ritornata la tranquillità e la possibilità di lavoro, la regione ridivenne matura e propizia all’arte; allora per oltre due secoli fu tutto un risveglio e un’operosità nuova, in tanti centri, maggiori e minori, di queste terre e così sorsero e si svolsero altrettante scuole locali, che concorsero alla formazione di quell’arte nazionale italiana del Medio Evo, che qui fiorì e poi  toccò altrove il suo apogeo.
Nel sec. XI, in seguito a memorabili avvenimenti politici e religiosi e al fiorire dei commerci col vicino Oriente, la regione, sotto la monarchia normanna, sembra adunare tutte le sue energie ed esprimerle nell’architettura, “alma artium mater”, nella quale essa fu veramente grande, favorita certamente dal bel materiale, la pietra da taglio, di cui era provvista in tutta la sua estensione.
I Normanni, applicando nelle Puglie alle creazioni artistiche lo stesso sistema utilizzato nella creazione del loro Regno, convogliarono  tutte le forze vive del Paese e fecero sorgere, o abbellirono, meravigliosamente, chiese e palazzi, chiostri e castelli, ove, associando con felicissimo amalgama l’arte bizantina e quella araba, la romanica (e talora perfino la gotica) della loro Normandia, all’estro dei marmorari e degli artefici indigeni, durante il sec. XII seppero produrre le creazioni più belle e ridenti che mai prima si fossero viste risplendere in mezzo all’incantevole natura pugliese.
Lungo la spiaggia adriatica e non meno nell’interno, le città pugliesi andarono a gara nell’innalzare (dalla fine del Mille alla metà del
Duecento) duomi belli e  severi, di straordinaria grandiosità, con portali, rosoni e logge. ricchi di ornamenti, di leoni posti a loro guardia, di sfingi e d’altre sculture, tutti frutti della varie correnti artistiche, ma di carattere così omogeneo da poter essere salutati  come le prime creazioni davvero artisticamente originali  dell’Italia  del Medio Evo.
Nelle chiese romaniche pugliesi di quel tempo dominano  le forme basilicali a tre navate, che in Capitanata, sull’esempio della Cattedrale di Troia, si rivestono ad Ascoli, Bovino, Foggia, Siponto e Vieste di archeggiature esterne d’origine pisana, mentre, in Terra di Bari, dove sorsero monumenti non meno celebri, dalla Basilica di S. Nicola e dalla Cattedrale di Bari alle Cattedrali di Bitonto, Ruvo e Trani, tali forme assumono una imponente elevazione, e sono accompagnate da sculture che nobilitano le parti più in mostra, come le porte e le finestre.
Non c’è alcun dubbio che le masse grandiose e slanciate degli edifici di Terra di Bari si debbano, sì, all’influsso normanno, ma che a esso si aggiungano, altrettanto potenti, quello arabo- bizantino, che si afferma con le cupole, e quello lombardo, espresso nei pilastri e nelle fasce, nei matronei, nelle logge esterne e nelle cripte spaziose sottoposte al presbiterio, che a volte si estendono anche sotto la navata longitudinale.
In alcune chiese una tribuna rettilinea, all’esterno, maschera la curva delle pareti, dando alla casa di Dio l’aspetto d’un superbo palazzo, spesso fiancheggiato da torri: una caratteristica, questa, schiettamente e solamente pugliese.
Invece, in Terra d’Otranto, solenni basiliche, con identiche cripte, si elevano semplici  nei loro colonnati e sono talora ingentilite  nei muri e nelle cupole da arcate cieche. L’influsso bizantino, o comunque orientale, che fu sempre notevole, specialmente durante il periodo della soggezione a Costantinopoli, continuò anche in tempo normanno nelle chiese,
a pianta centrale e anche a navate e croce latina, sormontate da cupole,  a somiglianza di S, Marco a Venezia e di alcuni edifici aquitani. 
Alcuni hanno voluto ricongiungere queste chiese ai trulli,  modeste costruzioni rurali terminanti in cupolette, sparse nel sud della regione e che hanno dato un aspetto singolarissimo a un intero paese: Alberobello. I trulli, però, stanno soltanto a significare la secolare abitudine di questi pugliesi a porsi e risolvere problemi architettonici, affinati in ciò dalla scarsità di legname da costruzione, mal prestandovisi l’ulivo, per ben altro prezioso, e dall’abbondanza, invece, della pietra.
Gli edifici romanici, composti con tecnica ben più complessa, presentano talora rapporti, soprattutto decorativi, con l’arte musulmana e con quella francese, bene spiegabili  gli uni con la persistenza delle tradizioni e la presenza, in queste contrade, come in Sicilia, di artefici arabi e gli altri  dal fatto che alla costa pugliese, da Siponto a Otranto, affluivano dalla Francia e dalla Provenza i Crociati, che da qui salpavano alla conquista della Terra Santa. Sul finire del sec. XII certe reminiscenze francesi si fanno assai più frequenti e più vive e si estendono anche alle chiese,  alla pianta come nei Duomi di Barletta e di Otranto, e all’elevazione, come in S. Sepolcro a Barletta e S. Cataldo a Lecce fino a che nel Castel del Monte, eretto da Federico II di Svevia, figlio della normanna Costanza d’Altavilla, sulle pietrose Murge baresi non si uniscono stranamente a pure e serene rievocazioni classiche che, per volontà del geniale Imperatore, si andavano allora esaltando a Foggia e che già avevano ispirato le arti toscana e provenzale.
Fra i famosi artisti dei ss. XI-XIII, che nel disegno e nell’esecuzione di ardite ed eleganti opere si segnalarono,  eminentemente si distinsero gli scultori Acceptus e Alfano da Termoli, il maestro comacino Ansaldo, l’architetto e scultore Anseramo da
Trani, lo scultore Barisano da Trani, il proto-architetto imperiale Bartolomeo da Foggia, lo scultore Basilio, il pittore Eustathios, gli scultori Pietro Facitolo da Bari e Finarro da Canosa, gli architetti Fra’ Giordano da Monte S. Angelo e Luca da Barletta, lo scultore Mele da  Stigliano, l’architetto e scultore Nicolò di Bartolomeo da Foggia, lo scultore Oderisio da Benevento, gli architetti Pagano da Parma e Rodelgrimo da Monte S. Angelo, gli scultori Romualdo  e Ruggiero da Melfi, l’architetto  Simiacca e l’architetto e scultore Simone da Ragusa. Fu il Medio Evo “barbaritas”? E’ atato giusto allora chiamarla “magistra barbaritas”!
Specialmente nel sec. XIII ebbe vita nelle Puglie un’architettura civile e militare, la quale si svolse, oltre che nel perfetto poligono turrito di Castel del Monte, eccezionale esempio, in solidi quadrati edifici, dal Castello Svevo di Bari a quelli di Gioia del Colle, Lucera e Manfredonia  (ma il Castello federiciano di Lucera fu in gran parte rifatto, dopo lo sterminio dell’insediamento saraceno,  nel periodo della dominazione angioina).
L’architettura gotica, privilegiata dagli Angioini, non riuscì a modificare nella sostanza gli schemi delle chiese romaniche pugliesi: in Terra i Bari troviamo una rielaborazione delle forme precedenti; qualche struttura gotica appare in Capitanata, per esempio nelle chiese conventuali  di S. Francesco a Lucera  e Monte S. Angelo, e pure in Terra d’Otranto, dove persistono però motivi ornamentali d’origine bizantina e musulmana.
Solo a Lucera,  il Duomo dell’Assunta, fondato da Carlo II d’Angiò nel 1300, consacrato nel 1302, terminato nel 1311, edificio ogivale dovuto a Pietro d’Angincourt, resta una delle più genuine creazioni dell’architettura gotica nella regione pugliese.
In realtà, questa non vi attecchì, come pure non vi attecchì quella rinascimentale, che fu seguita con poca simpatia e  sporadicamente accolta in qualche fabbricato  religioso, in qualche edificio civile e in qualche fortezza. Il Medio Evo aveva avuto termine e con esso il periodo più splendido, quello romanico, della storia dell’arte pugliese.
Non restava che l’eco dell’animo pugliese dei sovrani svevi nel lamento di Re Enzo, prigioniero a Bologna, pieno di nostalgia e desiderio della nostra terra:
E vanne in Puglia piana,
la magna  Catapana,
là dov’è lo mio core notte e dia.






2010-02-26


   
 

 

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