STANZA D’ARTISTA
REPUBBLICA ARABA SIRIANA
 






PADIGLIONE REPUBBLICA ARABA SIRIANA
Venezia – Ca’ Zenobio –Dorsoduro 2596
dal 7 giugno - 11 novembre 2009


di Enzo Dall’Ara




Venezia riserva, sempre e ovunque, edifici di stupefacente splendore architettonico. Nel sestriere Dorsoduro, in luogo appartato, permeato di poetiche atmosfere, è ubicata Ca’ Zenobio, monumentale palazzo gentilizio eretto tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo per la nobile famiglia veneziana Zenobio. Alla struttura originaria, in stile barocco, fu aggiunta, nel corso dell’Ottocento, la Loggia, costruita nel giardino secondo regole neoclassiche. L’interno settecentesco della costruzione principale presenta ambienti ricchi di decorazioni a stucchi e ad affreschi, fra cui la Sala degli Specchi, con interventi pittorici di Giambattista Tiepolo.
L’edificio, nella presente edizione della Biennale Internazionale d’Arte, ospita il padiglione riservato alla Repubblica Araba Siriana, che, con la mostra “Stanza d’artista”, presenta opere pittoriche, scultoree e installative di due valenti artisti siriani,Issam Darwich e Yasser Hammoud, e di sette protagonisti dell’arte contemporanea, Gastone Biggi, Salvatore Emblema, Sergio Lombardo, Hannu Palosuo, Franca Pisani, Concetto Pozzati, Turi Simeti.
Curatori dell’evento sono Enzo Dall’Ara e Marzia Spatafora, che, in rappresentanza della Repubblica mediorientale, hanno scelto di esporre dipinti, sculture e installazioni in base al principio della storicità, dell’attualità e dell’internazionalità dei singoli artisti. In particolare, come afferma Enzo Dall’Ara, “il titolo assegnato all’esposizione evidenzia che a ognuno degli autori è riservato uno spazio specifico, scandito da opere appartenenti a valenti percorsi espressivi. Le creazioni rivelano uno scambio culturale che rispetta ed esalta ogni singola personalità artistica, evidenziandone le caratteristiche di forma e contenuto. Si aprono, pertanto, momenti di riflessione, di confronto e di dibattito, da cui possono scaturire interessanti convergenze e divergenze di tematica e dipoetica”.
Issam Darwich è pittore di raffinata azione creativa, orientato a una netta figurazione estetica che, in stesure a olio su tela, propone la rappresentazione di vesti e abiti privi di reali presenze umane, ma capaci di rivelare la consistenza corporea di suggeriti tratti anatomici. La poetica s’ispira alla “Presenza dell’assenza”, ove l’assenza della persona è sostituita dalla presenza di abiti appesi o adagiati, spesso inseriti in vissuti interni del ricordo.
Yasser Hammoud dipinge l’anima della materia astratta, la dinamica dell’introspezione, il connubio di luce e colore nel sussulto dell’ombra. Il gesto operativo diviene sigla portante di un’astrazione informale che, con sviluppi curvilinei o rettilinei, paralleli o sovrapposti, intende seguire la pulsione interiore, conscia o inconscia, per una vibrante costruzione formale, capace di esprimere i contenuti reconditi dell’elaborazione artistica.
Gastone Biggi èartista sempre coerente con un’azione assai personale, spesso incentrata sulla poetica attiva del “punto”, fonte di ogni esperienza creativa ed esplorativa. A “Stanza d’artista” presenta un corpus di opere storiche, i famosi “continui” degli anni Sessanta, coniugate con quadri di ampie dimensioni, elaborati come “puntocromie”. La scansione spaziale puntiforme genera un’assoluta solidità dell’impianto costruttivo, ove colore e luce attenuano il rigore della regola per un’emozione di realtà o di cosmica proiezione esistenziale.
Salvatore Emblema dipinge le vibrazioni dell’essenza attraverso rarefazioni della tela, per la scoperta di una dimensione “altra” nel tempo della sorpresa. Le “tele detessute”, attestate in mostra da creazioni risalenti agli anni Sessanta e a periodi successivi, si affermano in raffinatissime soglie sulle trame del tessuto e, quindi, sulle corde della conquista interiore. Costruttivi connubi di luce, ombra e colore sollecitano lo spirito aposarsi sui mutevoli risultati ottici della forma e del concetto portante.
Sergio Lombardo svolge una profonda e meditata indagine sulla struttura architettonica della superficie pittorica, su studiati impianti compositivi che armonizzano la scansione geometrica e cromatica di tarsie apparentemente astratte. In realtà, l’alea dell’evento artistico poggia su saldi algoritmi matematici, permeati della sapienza poetica dell’equilibrio tonale e definiti dalla sigla dinamica e formale della “pittura stocastica”, parametro fondante dell’azione creativa, psicologica e percettiva dell’artista. Al significativo corpus di opere esposte è affidata l’eloquenza di un originale linguaggio espressivo notevolmente incisivo.
Hannu Palosuo è autore di una moderna figurazione che rivela come una tematica assai frequentata nel tempo, quale la composizione floreale, possa risultare di assoluta attualità. Sull’evocazione della memoria e del ricordo, il pittore erge aprotagonista dei dipinti il fiore, elaborato su due toni cromatici contrapposti ma concordanti, per evidenziare il positivo e il negativo dell’immagine, la sua presenza e il suo vuoto. Nasce, così, un’istallazione modulare, in cui la sequenza delle tele amplifica il significato dell’implicita proiezione artistica.
Franca Pisani è artista versatile e poeticamente rigorosa, sapiente nell’utilizzo di materiali coniugati nel respiro dell’interiorità e della natura, nonché nell’indagine dell’essenza individuale e sociale. Una sensibilità volta all’analisi degli archetipi primitivi e preistorici si afferma in sculture monumentali, in cui cultura, istinto e razionalità si compenetrano in un processo temporale dell’azione che scaturisce da profonda conoscenza. L’opera in bronzo “Anima primitiva” e l’installazione polimaterica “La macchina del tempo” esaltano l’universale senso della vita.  
Concetto Pozzati stabilisce un profondo contattofisico e mentale con il parametro tempo e con l’interiore ascolto del “tempo sospeso”, ciclo pittorico in cui l’artista azzera la consueta scansione cronologica, proiettandosi in una dimensione atemporale del presente. Soffermandosi sul “qui”, lo spirito creante vibra sul ritmo della memoria, sull’anima del tempo, sulla percezione della voce di un orologio fermo. Un intrinseco concetto di “natura morta” pervade, quindi, il tempo della pittura, imprimendosi nei dipinti esposti, coniugati con una meditata sequenza di piccoli collage, dichiarati come indicativi studi.
Turi Simeti è artista di elegante concezione pittorica, in cui la superficie dipinta sussulta al minimo tocco di luce su cromatismi omogenei, sovente vividi nei risultati monotonali. Meditate “estroflessioni” sagomate donano vibrazioni tattili e ottiche che interagiscono sapientemente con la direzione della sorgente luminosa. A un’opera storica risalente agli anni Sessanta, ove la luce del bianco esaltail concetto della purezza, si affiancano dipinti recenti, elaborati su cromie rosse, da cui scaturisce la percezione dell’esistenza.

 


 






2009-06-04


   
 

 

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